“Novelle quotidiane”. “Le avventure di Monsieur Ban Barley”
di Giuseppe Lagrasta, scrittore e saggista
domenica 23 agosto 2026
3.06
Presentiamo una nuova avventura letteraria, le "Novelle Quotidiane" dello scrittore Giuseppe Lagrasta, per raccontare l'invisibile e il visibile, l'esistente e l'inesistente, il reale, tra fiabesco e fantastico, tra cuore e ragione. "Raccontare la Puglia e le sue contrade, e le storie che la rappresentano, - afferma Giuseppe Lagrasta- evidenzia la passione e l'amore che tutti i pugliesi vivono per la loro terra. Così, la letteratura, come strumento di conoscenza, e in questo caso, la novella, evidenzia un codice formativo che racconta e invita a riflettere, ponendo interrogativi e ipotesi e progetti, con la partecipazione e il coinvolgimento di tutta la comunità. La letteratura interroga, invita a fare epochè, stimola a scrutare il reale, spinge ad esplorare l'anima invisibile e i cuori invisibili. Sottolineando, però, che spesso si dimenticano gli ultimi della Terra, i più fragili e più bisognosi, e che sarà necessario, ancora una volta, punteggiare ciò che è intorno, per scoprirli, per conoscerli, per ascoltarli e accoglierli."
Le avventure di Monsieur Ban Barley
Estate. Monsieur Ban Barley è sulla spiaggia. Gioca con gli aquiloni. Molti bambini con i genitori assieme a Ban Barley corrono, inseguendoli. E' festa, è caldo. Dopo, tutti in mare a fare il bagno. I genitori salutano Monsieur Ban Barley. Che ringrazia loro per la collaborazione. Avete mai immaginato un clown sulla spiaggia? Ecco Monsieur Ban Barley: è lì. Presente. Gioca e gioca, e dopo aver deposto gli aquiloni, prima che arrivi il caldo infuocato, saluta tutti, ringraziando. Si reca al porto. Conosce, nei pressi, un luogo in cui soggiornano degli anziani. Arriva. Finalmente un po' d'ombra. Così, Monsieur Ban Barley dopo aver salutato chiede ai presenti se volessero ascoltare una novella. Gli anziani, i bambini e le donne, contenti, accettano. E Monsieur Ban Barley comincia a raccontare.
"C'era una volta un ragazzo. Era orfano. Ma crebbe in una famiglia adottiva. Poi, scappò di casa e incontrò un clown. Il clown era un ex soldato americano che aveva fatto la seconda guerra mondiale. Il ragazzo si chiamava Ban Barley e il soldato americano OliverReed. Fecero amicizia. Ban Barley apprese l'arte della clownerie. Dopo aver girovagato per alcuni mesi, vivendo di espedienti, trovarono un circo disponibile ad ospitare Ban Barley. Oliver Reed salutò e tornò in America. E Ban Barley, per caso o per fortuna trovò una nuova famiglia, quella circense." – Vi è piaciuta la novella? – chiese Monsieur Ban Barley? "Sì, sì", - risposero tutti in coro, contenti -. "E adesso si mangia - disse il responsabile della comunità - . Si mangia! Si mangia!" Un anziano, chiese gentilmente a Monsieur Ban Barley: "Scusi, per cortesia, farebbe uno spettacolo per noi nel pomeriggio? Ne saremmo felici!" "Ok, ok, va bene "– rispose Ban Barley – sempre che il responsabile accetti la vostra richiesta - ." "Sì, certo, certo", - rispose il responsabile -.
Nel pomeriggio inoltrato Ban Barley cominciò lo spettacolo circense raccontando una novella. "C'era una volta un clown e quel clown si chiamava Ban Barley. E tutti vissero felici e contenti." Alcuni anziani urlarono, bambini e madri, protestarono. Non erano contenti. "No! No! Attenzione. La novella non è finita – aggiunse Ban Barley -. Anzi è appena iniziata".
E così, continuò: "Il clown Ban Barley senza fissa dimora, girava e girava per città e contrade. Si arrangiava facendo il clown viaggiante. E' bello fare il clown viaggiante esibendosi in strada, - aggiunse il clown – ma dovete sapere che è molto rischioso, perché, per giorni e giorni, capita di non poter mangiare, perchè si può essere aggrediti e derubati, perché, dormendo all'aria aperta, la gente non sempre è clemente con i clown. Poi, si innamorò di una ragazza, Tylde, che lo seguì nelle sue avventure circensi. Fu amore a prima vista. E' capitato anche a voi di innamorarvi a prima vista, no?" "Sì, sì, sì" – urlarono in coro felicissimi, tutti gli anziani - .
E continuò: "Girovagando in un bosco, Tylde e Ban Barley incontrarono un bambino di cinque o sei anni, abbandonato a sè stesso. Si chiamava Lenny. E quando Lenny si affezionò a Tylde e a Ban Barley, ormai girovagava con loro da diversi mesi. Poi Tylde tornò dai suoi genitori a Parigi perché erano ammalati, portando via con sé, Lenny. E adesso Monsieur Ban Barley sta tornando verso Parigi per incontrare Tilde e Lenny". "Vi è piaciuta, vi è piaciuta?" "- Certo, certo" – risposero e tutti applaudirono. "Ma ora - aggiunse il clown - ve ne racconto un'altra. Vi andrebbe!" "Sì, sì, sììììììì" –urlarono tutti felici - . "C'era una volta un clown birichino. E gli accade di fare un'esperienza un po' strana! In una notte di luna, osservando il cielo si accorse che era pieno pieno di stelle. Un cielo mai visto così allegro e lucente! E cominciò a contarle. Erano innumerevoli. Infinite. Il clown si impegnò a contarle, ma anche la conta risultava interminabile. E mentre osservava il cielo, una stelluccia gli cadde accanto, planando come una piuma profumata. La chiamò Phoebe. Fecero amicizia. E da allora vissero insieme, volando e giocando con gli aquiloni."' "Vi piace, vi piace la novellina? – chiese Ban Barley- " E come risposta nell'aria volò un felice coro di gioia. E Giorgio, un ospite della comunità aggiunse: "Non è possibile vivere e abitare continuamente in una zolla quotidiana. E' questo che stiamo imparando stando con te. Occorre andare verso la fusione degli orizzonti, occorre spingersi al largo del mare, abitare arcipelaghi e costellazioni. Perché la zolla prima o poi, affonderà. E allora?" "Giorgio, ti ringrazio per le belle parole, ma questo tuo pensiero non potrò mai dimenticarlo. Lo affronteremo in un'altra occasione. Allora? Possiamo salutarci?" – chiese Ban Barley -. "Rimani ancora qualche giorno con noi" – chiese un anziano con tutti i bambini.
E Barleycommosso, accettò. "Ma – aggiunse - dobbiamo giocare tutti insieme. Non dovete soltanto ascoltare, ma giocare con me. E muovervi, saltare, cantare, ballare. Lasciare per un momento la zolla sicura. Il prossimo numero che faremo lo dedicheremo a Pinocchio. Vi va?" E tutti furono d'accordo. Così, Ban Barley rimase in quel luogo almeno per altri due mesi. Convincendo tutti, nel frattempo, che gli spettacoli dei clown fanno bene non soltanto ai bambini ma anche agli anziani e agli adulti. E quando arrivò l'autunno, Ban Barley, a malincuore, partì. Promettendo che sarebbe ritornato presto. Sono un girovago – disse salutando gli anziani, i bambini e le donne – sono un clown viaggiante. Né potrò mai dimenticarvi. Tutti, tutti. A presto, e siate felici, anzi, felicissimi." E si allontanò con la sua vecchia valigia e la sua Dyane rossa. Un giorno, Ban Barley ricevette una lettera di Oliver Reed che lo invitava a raggiungere New York. "Un altro viaggio, un'altra città" – si disse Ban Barley -. Ma sarà meglio andare con Phoebe, la piccola stelluccia vagabonda, da Tylde e Lenny, a Parigi. E farli incontrare! E questa sarà la mia nuova famiglia!" E partì. Piccole foglie, appena cadute, per un leggero soffio di vento, s'erano già addormentate.
© "Novelle quotidiane". "Le avventure di Monsieur Ban Barley",
Prima novella. Giuseppe Lagrasta, Tutti i diritti riservati, Copyright, 2026.
Le avventure di Monsieur Ban Barley
Estate. Monsieur Ban Barley è sulla spiaggia. Gioca con gli aquiloni. Molti bambini con i genitori assieme a Ban Barley corrono, inseguendoli. E' festa, è caldo. Dopo, tutti in mare a fare il bagno. I genitori salutano Monsieur Ban Barley. Che ringrazia loro per la collaborazione. Avete mai immaginato un clown sulla spiaggia? Ecco Monsieur Ban Barley: è lì. Presente. Gioca e gioca, e dopo aver deposto gli aquiloni, prima che arrivi il caldo infuocato, saluta tutti, ringraziando. Si reca al porto. Conosce, nei pressi, un luogo in cui soggiornano degli anziani. Arriva. Finalmente un po' d'ombra. Così, Monsieur Ban Barley dopo aver salutato chiede ai presenti se volessero ascoltare una novella. Gli anziani, i bambini e le donne, contenti, accettano. E Monsieur Ban Barley comincia a raccontare.
"C'era una volta un ragazzo. Era orfano. Ma crebbe in una famiglia adottiva. Poi, scappò di casa e incontrò un clown. Il clown era un ex soldato americano che aveva fatto la seconda guerra mondiale. Il ragazzo si chiamava Ban Barley e il soldato americano OliverReed. Fecero amicizia. Ban Barley apprese l'arte della clownerie. Dopo aver girovagato per alcuni mesi, vivendo di espedienti, trovarono un circo disponibile ad ospitare Ban Barley. Oliver Reed salutò e tornò in America. E Ban Barley, per caso o per fortuna trovò una nuova famiglia, quella circense." – Vi è piaciuta la novella? – chiese Monsieur Ban Barley? "Sì, sì", - risposero tutti in coro, contenti -. "E adesso si mangia - disse il responsabile della comunità - . Si mangia! Si mangia!" Un anziano, chiese gentilmente a Monsieur Ban Barley: "Scusi, per cortesia, farebbe uno spettacolo per noi nel pomeriggio? Ne saremmo felici!" "Ok, ok, va bene "– rispose Ban Barley – sempre che il responsabile accetti la vostra richiesta - ." "Sì, certo, certo", - rispose il responsabile -.
Nel pomeriggio inoltrato Ban Barley cominciò lo spettacolo circense raccontando una novella. "C'era una volta un clown e quel clown si chiamava Ban Barley. E tutti vissero felici e contenti." Alcuni anziani urlarono, bambini e madri, protestarono. Non erano contenti. "No! No! Attenzione. La novella non è finita – aggiunse Ban Barley -. Anzi è appena iniziata".
E così, continuò: "Il clown Ban Barley senza fissa dimora, girava e girava per città e contrade. Si arrangiava facendo il clown viaggiante. E' bello fare il clown viaggiante esibendosi in strada, - aggiunse il clown – ma dovete sapere che è molto rischioso, perché, per giorni e giorni, capita di non poter mangiare, perchè si può essere aggrediti e derubati, perché, dormendo all'aria aperta, la gente non sempre è clemente con i clown. Poi, si innamorò di una ragazza, Tylde, che lo seguì nelle sue avventure circensi. Fu amore a prima vista. E' capitato anche a voi di innamorarvi a prima vista, no?" "Sì, sì, sì" – urlarono in coro felicissimi, tutti gli anziani - .
E continuò: "Girovagando in un bosco, Tylde e Ban Barley incontrarono un bambino di cinque o sei anni, abbandonato a sè stesso. Si chiamava Lenny. E quando Lenny si affezionò a Tylde e a Ban Barley, ormai girovagava con loro da diversi mesi. Poi Tylde tornò dai suoi genitori a Parigi perché erano ammalati, portando via con sé, Lenny. E adesso Monsieur Ban Barley sta tornando verso Parigi per incontrare Tilde e Lenny". "Vi è piaciuta, vi è piaciuta?" "- Certo, certo" – risposero e tutti applaudirono. "Ma ora - aggiunse il clown - ve ne racconto un'altra. Vi andrebbe!" "Sì, sì, sììììììì" –urlarono tutti felici - . "C'era una volta un clown birichino. E gli accade di fare un'esperienza un po' strana! In una notte di luna, osservando il cielo si accorse che era pieno pieno di stelle. Un cielo mai visto così allegro e lucente! E cominciò a contarle. Erano innumerevoli. Infinite. Il clown si impegnò a contarle, ma anche la conta risultava interminabile. E mentre osservava il cielo, una stelluccia gli cadde accanto, planando come una piuma profumata. La chiamò Phoebe. Fecero amicizia. E da allora vissero insieme, volando e giocando con gli aquiloni."' "Vi piace, vi piace la novellina? – chiese Ban Barley- " E come risposta nell'aria volò un felice coro di gioia. E Giorgio, un ospite della comunità aggiunse: "Non è possibile vivere e abitare continuamente in una zolla quotidiana. E' questo che stiamo imparando stando con te. Occorre andare verso la fusione degli orizzonti, occorre spingersi al largo del mare, abitare arcipelaghi e costellazioni. Perché la zolla prima o poi, affonderà. E allora?" "Giorgio, ti ringrazio per le belle parole, ma questo tuo pensiero non potrò mai dimenticarlo. Lo affronteremo in un'altra occasione. Allora? Possiamo salutarci?" – chiese Ban Barley -. "Rimani ancora qualche giorno con noi" – chiese un anziano con tutti i bambini.
E Barleycommosso, accettò. "Ma – aggiunse - dobbiamo giocare tutti insieme. Non dovete soltanto ascoltare, ma giocare con me. E muovervi, saltare, cantare, ballare. Lasciare per un momento la zolla sicura. Il prossimo numero che faremo lo dedicheremo a Pinocchio. Vi va?" E tutti furono d'accordo. Così, Ban Barley rimase in quel luogo almeno per altri due mesi. Convincendo tutti, nel frattempo, che gli spettacoli dei clown fanno bene non soltanto ai bambini ma anche agli anziani e agli adulti. E quando arrivò l'autunno, Ban Barley, a malincuore, partì. Promettendo che sarebbe ritornato presto. Sono un girovago – disse salutando gli anziani, i bambini e le donne – sono un clown viaggiante. Né potrò mai dimenticarvi. Tutti, tutti. A presto, e siate felici, anzi, felicissimi." E si allontanò con la sua vecchia valigia e la sua Dyane rossa. Un giorno, Ban Barley ricevette una lettera di Oliver Reed che lo invitava a raggiungere New York. "Un altro viaggio, un'altra città" – si disse Ban Barley -. Ma sarà meglio andare con Phoebe, la piccola stelluccia vagabonda, da Tylde e Lenny, a Parigi. E farli incontrare! E questa sarà la mia nuova famiglia!" E partì. Piccole foglie, appena cadute, per un leggero soffio di vento, s'erano già addormentate.
© "Novelle quotidiane". "Le avventure di Monsieur Ban Barley",
Prima novella. Giuseppe Lagrasta, Tutti i diritti riservati, Copyright, 2026.