Libri usa e getta: la lobby degli editori grava sulle famiglie

Polemica sulle novità del decreto sviluppo. Aumentano le spese per i libri di testo,più fatturato delle case editrici

domenica 10 marzo 2013
A cura di Floriana Doronzo
Le liste dei libri di testo sono sempre più rinnovate e meno aggiornate, si pensa che siano i docenti a non farsi scrupoli sull'adozione di nuovi testi ma, in realtà, dietro le scelte rinnovatrici dei prof ci sono gli interessi economici delle case editrici che stampano (per non dire ristampano) testi identici con solo alcune pagine in più e foto di riempimento moltiplicate. Secondo l'Aie (associazione italiana degli editori), il giro d'affari dei libri di testo del 2011 era dello 0,2% in più rispetto all'anno precedente, con un fatturato di 649 milioni di euro. Questi dati potrebbero essere le risposte al perché della compravendita sottobanco dei libri scolastici tra ragazzi frequentanti la stessa scuola.

Talvolta senza ricorrere alla mediazione genitoriale, l'interscambio dei libri di testo è diventato un vero affare per gli studenti di scuole medie inferiori e superiori che rimpiazzano le cartolibrerie e i mercatini dell'usato con i medium più tempestivi e gratuiti di sms e social network.

Dall'anno scolastico 2013/2014 i libri potranno essere cambiati anche ogni anno perché il blocco sulle adozioni dei testi scolastici (prima fino a 6 anni) cadrà. Una caduta per le famiglie in primo luogo che si sentono osteggiate nel passaggio fraterno o parentale dei libri scolastici; una salita invece per le case editrici che si ostinano a cambiare (effettivamente solo in modo formale) contenuti che sostanzialmente non cambiano. Paradossale lo "statico aggiornamento" che le case editrici reputano indispensabile in un momento in cui non c'è alcun dinamismo nel settore della Ricerca universitaria.

E' chiaramente un espediente per calcare sul fattore qualità e ricavare quantitativamente dei profitti, approfittando ancora dei ritardi della digitalizzazione del cartaceo. Piove sul bagnato: malgrado la caduta repentina del potere d'acquisto delle famiglie (che si sa non rinunciano all'istruzione dei loro figli), ecco un'altra maniera di spillare soldi per una giusta causa. I dati sono chiari: 728 euro costano in media i libri da acquistare per un ragazzo che comincia la scuola secondaria di secondo grado. Libri che, il più delle volte, sono usati solo per metà o integrati da fotocopie da fare rigorosamente "outschool"; certo,perché la tassa d'iscrizione annuale non serve mica a coprire i costi di toner e risma. Una situazione paradossale che dovrebbe far riflettere il nuovo (se verrà) ministro dell'Istruzione il quale dovrà arginare la lobbying delle case editrici, riprendendo da terra ciò che ha fatto cadere e magari rialzando anche il libro a oggetto di cultura seria e qualificata e non di speculazione.