Il barlettano Antonio Fiorentino porta le sue sculture nelle profondità delle Grotte di Castellana

L'artista si ispira al romanzo "La pietra magica di Brisingamen" di Alan Garner

domenica 1 novembre 2026
«Nel romanzo "La pietra magica di Brisingamen" di Alan Garner, il mondo sotterraneo è un luogo segreto, abitato da forze enigmatiche e attraversato da presenze che sfuggono alle leggi della realtà quotidiana. È un universo nascosto sotto la superficie delle cose, dove l'oscurità non si limita a celare, ma lascia intravedere ciò che normalmente rimane invisibile.» È da questa suggestione che prende forma il dialogo tra le sculture del barlettano Antonio Fiorentino e le profondità delle Grotte di Castellana.

Qui, la scultura si confronta con un ambiente che sembra appartenere a un tempo remoto, precedente alla distinzione tra naturale e artificiale, tra materia e immaginazione. Tra stalattiti, stalagmiti e pareti modellate dall'acqua, le opere si inseriscono nel paesaggio sotterraneo come presenze inattese. Non sembrano semplicemente collocate nella grotta, ma affiorare dalla sua stessa materia, come forme rimaste a lungo nascoste e finalmente restituite allo sguardo.

Le sculture evocano organismi sconosciuti, anatomie incerte, figure sospese tra il familiare e l'estraneo. Il riferimento al mondo naturale si trasforma in qualcosa di perturbante: una forma riconoscibile assume un carattere alieno, mentre una struttura apparentemente minerale sembra custodire un principio vitale. L'identità di queste presenze rimane indefinita, come se ogni opera appartenesse a un universo di cui possiamo intuire l'esistenza senza riuscire a comprenderne fino in fondo le leggi.

È nell'incontro con la grotta che questa ambiguità trova la sua espressione più intensa. La luce, le ombre e la conformazione dello spazio modificano continuamente la percezione delle opere, rendendole ora evidenti, ora quasi indistinguibili dalla roccia. Lo sguardo rallenta, si sofferma, ritorna sulle forme già incontrate. Ciò che inizialmente appare inerte sembra animarsi; una figura appena riconosciuta può dissolversi nella materia circostante. La visione resta instabile, sospesa tra ciò che si vede e ciò che si immagina.

Il percorso non conduce a una soluzione definitiva, né propone un racconto univoco. Le opere non illustrano un mondo fantastico già compiuto, ma ne suggeriscono la possibilità, lasciando che siano lo spazio e la sensibilità del visitatore a completarlo. Le forme che emergono dalla roccia potrebbero appartenere a una dimensione sconosciuta, custodire le tracce di una storia mai raccontata o dare corpo a immagini che affiorano dalla sottile soglia tra il reale e l'immaginario.

Le Grotte di Castellana diventano così più di una cornice espositiva: partecipano attivamente all'esperienza, amplificano la presenza delle sculture e ne trasformano la percezione. La natura non fa da semplice sfondo, ma entra in relazione con le opere, dando vita a un paesaggio in cui l'intervento artistico e la materia geologica sembrano ricondursi a un'unica, misteriosa origine.

Il lavoro di Antonio Fiorentino invita a sospendere le categorie consuete dello sguardo e ad accettare, almeno per un momento, l'incertezza. Scendere nelle profondità della grotta significa entrare in uno spazio in cui le forme non sono mai del tutto definite e le cose possono rivelarsi diverse da ciò che sembrano. È qui che il sogno nascosto nelle viscere della terra prende corpo: non come evasione dalla realtà, ma come possibilità di guardarla di nuovo, lasciando emergere ciò che, fino a un istante prima, restava invisibile.
Antonio Fiorentino
Antonio Fiorentino
Antonio Fiorentino