Giuseppe Marchisella, il poliziotto barlettano ucciso dal clan dei marsigliesi

Gli anni '70, la malavita romana, la ferocia

giovedì 26 febbraio 2015
A cura di Tommaso Francavilla
Sono le 18 del 22 febbraio 1975. A Roma, in via dei Caprettari, vicino il Senato, c'è un ufficio postale. Fuori dall'ufficio, un bandito aspetta al volante di un'auto pronta a ripartire, i suoi complici entrano, con le armi spianate. Nell'ufficio, sono in servizio gli agenti di pubblica sicurezza Rito Spagnuolo il barlettano Giuseppe Marchisella, il quale, è in bagno, mentre i rapinatori a volto scoperto affrontano il suo collega. Appena uscito dal bagno, Marchisella tenta una reazione, i banditi sparano, colpendolo a morte con una raffica di mitra, arraffano quello che possono e scappano. Il bottino fu di 400 mila lire, nelle intenzioni dei criminali avrebbe dovuto fruttare un miliardo di lire. Giuseppe Marchisella muore il giorno successivo in ospedale. Aveva 22 anni. Cinque giorni dopo la sanguinosa rapina, Clara Calabresi, la fidanzata dell'agente ucciso, sconvolta dal dolore, si getta dal quarto piano della sua abitazione a Barletta, resta in coma dieci giorni prima di morire. La coppia avrebbe dovuto sposarsi proprio quel mese. Il Comune di Barletta ha intitolato a Giuseppe Marchisella l'omonima via. L'Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra (ANMIG) ha onorato Giuseppe Marchisella.

I componenti del Clan dei marsigliesi, autori della rapina

Alcuni giorni dopo la sanguinosa rapina, viene rinvenuto il cadavere carbonizzato dell'autore del furto dell'autovettura usata dai rapinatori, il diciottenne Claudio "Topolino" Tigani, un testimone scomodo che avrebbe potuto parlare. Indagando sul suo omicidio, la polizia risale agli autori della rapina all'ufficio postale: Laudavino De Sanctis, soprannominato "Lallo lo zoppo" e i due dei suoi complici, Albert Bergamelli e Jacques Berenguer, membri e fondatori, con Maffeo Bellicini, del "clan dei marsigliesi": banda di malavitosi, che spadroneggiavano su Roma, con rapine e sequestri di persona, traffico di armi e droga. Il clan aveva rapporti con esponenti della destra eversiva, servizi deviati dello Stato, logge massoniche. Ta i malavitosi arruolati nel clan, c'era Danilo Abbruciati, che in seguito divenne uno dei capi - fondatori della "banda della Magliana". In Italia, gli anni '70 furono un decennio contraddittorio e folle, caratterizzato da una guerra segreta, combattuta a colpi di bombe, stragi, progetti di golpe, depistaggi di Stato.

Uno dei rapinatori, Albert Bergamelli, è arrestato nel 1976 e ucciso nel carcere di Ascoli Piceno, nel 1982. Jacques Berenguer è arrestato nel 1981 e ucciso nel carcere di Nizza nel 1990. Laudavino De Sanctis è arrestato nel 1982, a seguito del sequestro e omicidio dell'imprenditore Giovanni Palombini. La rapina in via dei Caprettari ebbe un ennesimo strascico di sangue, quando nel gennaio del 1981, Giacomo Palermo (foto), rapinatore, e la sua convivente, Angela Piazza, rei d'aver deciso di testimoniare, saranno sequestrati, portati in una villa a Lavinio, costretti a scrivere una "ritrattazione", poi recapitata al Tribunale, e trucidati dagli stessi componenti del clan.

Laudavino De Sanctis, soprannominato "Lallo lo Zoppo" da quando, durante un'evasione dal carcere di Regina Coeli, si era fratturato la gamba. "Lallo lo zoppo" appare sulla scena romana nel 1975. Spavaldo, duro con i suoi gregari, spietato con quelli che minacciavano di tradirlo, Laudavino organizza la rapina di piazza dei Caprettari. Autore di sette omicidi, quattro sequestri di persona, undici condanne definitive alle spalle e un ergastolo per effetto del cumulo delle pene. Arrestato nel 1982, a seguito del sequestro e uccisione dell'imprenditore Giovanni Palombini, trascorsi una ventina d'anni in carcere, ormai ultrasessantenne, alla fine degli anni novanta, l'anziano boss, affetto da un linfoma, ottiene la detenzione domiciliare per motivi di salute e il permesso di uscire di casa quattro ore al giorno, per andarsi a curare.

Nel 2004, assieme al fratello Pietro, ormai ottantenne, Laudavino spaccia droga nel quartiere di Centocelle, nella periferia di Roma. La polizia va a casa sua, dove rinviene e sequestra due chili di droga e una pistola; ma Lallo non ci tiene ad essere arrestato; sale su un motorino e fugge, ma viene catturato. Mentre varca la soglia del carcere di Regina Coeli, lo zoppo si sfoga: «Non m'importa di tornare in carcere, ma non mi perdono di essermi fatto prendere così: senza accorgermi che la polizia mi pedinava!».
Albert Bergamelli - Clan dei marsigliesi
Jacques Berenguer - Clan dei marsigliesi
Giuseppe Marchisella, il poliziotto barlettano ucciso dal Clan dei marsigliesi
Giacomo Palermo - rapinatore ucciso dal Clan dei marsigliesi
Danilo Abbruciati - clan dei marsigliesi e banda della Magliana
Si ringrazia per la collaborazione Ruggiero Graziano, presidente dell'ANMIG (Associazione Nazionale Mutilati Invalidi di Guerra) - sezione Barletta (via Capua, 28).

Albert Bergamelli (Vitry-sur-Seine, 6 settembre 1939 – Ascoli Piceno, 31 agosto 1982) è stato un criminale francese, fondatore dell'organizzazione malavitosa romana denominata Clan dei marsigliesi, attiva in Italia nel corso degli anni settanta. Nato in Francia ma italiano di origine, sin dagli anni della sua adolescenza, Bergamelli frequenta la malavita delle bische clandestine marsigliesi occupandosi di piccole rapine e furti di vario genere nel Sud della Francia. Note le sue simpatie verso il nazismo, Bergamelli apparteneva alla razza dei malavitosi "comuni" che spesso si associavano con quelli di matrice politica al fine di perseguire finalità comuni di autofinanziamento. Secondo alcune ricostruzioni, le sue molteplici e rocambolesche evasioni, ad esempio, sarebbero da attribuire ad aiuti esterni. Nel 1973, si trasferisce a Roma, dove inizia a prendere contatti con i più noti criminali della città come l'altro marsigliese, già accusato di omicidio, Jacques Berenguer e il bresciano Maffeo "Lino" Bellicini, appena evaso da un carcere portoghese. Arruolando alcuni tra gli elementi più spregiudicati della malavita locale come Mario Castellano, Paolo Provenzano, Laudavino De Sanctis (detto Lallo lo zoppo). Fu con i sequestri di persona che la banda fece il suo definitivo salto di qualità. Tra il 1975 e il 1976 ne portarono a termine ben cinque. Bergamelli venne arrestato il 29 marzo del 1976. Tradotto nel carcere di Ascoli Piceno, il 31 agosto del 1982 Bergamelli venne ucciso in modo cruento.

Jacques René Berenguer, detto Jacki (Saint Magrin, 27 ottobre 1936 – Nizza, 1990), è stato un criminale francese, fondatore dell'organizzazione malavitosa romana denominata Clan dei marsigliesi, attiva in Italia nel corso degli anni settanta. Malavitoso di alto livello, ricercato dalle polizie di mezzo mondo sin dagli anni sessanta, Berenguer fece il suo arrivo a Roma nel 1971. Nel 1973, si trasferisce a Roma, prendendo contatti con i più noti criminali della città. In particolare, però, Berenguer strinse amicizia con l'altro marsigliese Albert Bergamelli e con il bresciano Maffeo Bellicini, con i quali mise in piedi un gruppo criminale conosciuto come la "banda delle tre B", e più tardi, come il "clan dei marsigliesi". Il 25 febbraio del 1981, fu arrestato per la rapina di piazza dei Caprettari. Venne poi ucciso, nel 1990, nel carcere di Nizza.
Fonte Wikipedia