Giornata dell'Unità Nazionale, il pensiero di Michele Grimaldi
Il contributo dello storico e archivista
martedì 17 marzo 2026
Riceviamo e pubblichiamo l'intervento dello storico e archivista sulla Giornata dell'Unità Nazionale.
Il 17 marzo del 1861, la Legge 4671 del Regno di Sardegna dettava "Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue. Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d'Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861".
Era quella la prima legge del neonato Regno d'Italia, uno Stato che racchiudeva le distinte entità che fino a quel momento avevano caratterizzato la penisola italiana, seppure non ancora tutte. Il 17 marzo quindi si celebra la "Giornata dell'Unità nazionale, della Costituzione, dell'Inno e della Bandiera", istituita come festività civile il 23 novembre del 2012 con la legge n. 222 "[…] allo scopo di ricordare e promuovere, nell'ambito di una didattica diffusa, i valori di cittadinanza, fondamento di una positiva convivenza civile, nonché di riaffermare e di consolidare l'identità nazionale attraverso il ricordo e la memoria civica".
Ciò che è avvenuto prima e dopo quel 17 marzo 1861, ha dato il via ad una serie di analisi approfondite e dibattiti storico-politici che, a quanto pare, non hanno prodotto alcuna conclusione, anzi il dibattito tra gli storici e i politici avvicendatisi in questi 165 anni di unità nazionale, ha portato a conclusioni che nulla o quasi hanno a che vedere con la verità dei documenti e di conseguenza degli effettivi avvenimenti. Penso sia utile per acquisire una conoscenza, la più completa possibile, ricordare che in occasione dei precedenti anniversari le situazioni che si crearono furono sicuramente diverse una dall'altra.
In occasione del cinquantenario, per le non certo rassicuranti condizioni politiche e finanziarie della nazione, si ebbero manifestazioni violente con immancabili scontri con le forze dell'ordine, mentre nel 1961 (centenario), in pieno boom economico, si scelse di dare una risonanza più ampia e se vogliamo auto celebrativa del vertiginoso progresso sociale ed economico e la "rivoluzione" del lavoro umano nell'ambiente nel quale esso si svolgeva. Tutto questo venne estrinsecato in maniera tangibile nell'Esposizione Internazionale del Lavoro e la costruzione che si svolse a Torino dal 1° maggio al 31 ottobre di quello stesso anno con oltre 5 milioni di visitatori.
Dopo 50 anni, ancora, le iniziative previste per le celebrazioni presentarono caratteristiche completamente diverse, con l'individuazione di tre città (Torino, Firenze e Roma già Capitali) quale centro delle manifestazioni più rappresentative. Naturalmente non mancarono, anche in quella occasione, le polemiche per l'esclusione di Brindisi che si considerava anch'essa un'ex Capitale, visto il soggiornare del Re Vittorio Emanuele III durante la sua "ritirata" ma anche (forse soprattutto) per le spese non proprio contenute per le manifestazioni in un momento di crisi generale che hanno portato alle dimissioni del Presidente del Comitato per i festeggiamenti Carlo Azeglio Ciampi e di altri componenti, sostituito da Giuliano Amato.
Per quanto mi riguarda, sono del modesto avviso che le celebrazioni dovrebbero essere libere da qualsivoglia fine se non quello di apprendere la "verità storica" dei fatti per mezzo dei documenti, in poche parole se veramente vogliamo onorare questa ricorrenza discutiamo di ciò che è accaduto in quel periodo nelle nostre comunità.
Anche la nostra Città, come appare ovvio, ha avuto un suo preciso ruolo nella formazione travagliata dell'Italia unita. La documentazione conservata dall'Archivio di Stato di Barletta è importante, sia quantitativamente che soprattutto dal punto di vista qualitativo, per questo riporterò solo un paio di esempi che possono essere rappresentativi di quel periodo. Dal punto di vista celebrativo è emblematica la delibera decurionale n. 32 del 25 marzo 1861, una settimana dopo la proclamazione del Regno d'Italia, con la quale si stabiliva che "[…] il Decurionato nella sessione di questo giorno ha riconosciuto regolare la contabilità per festeggiare la solenne entrata di S.M. il Re Vittorio Emmanuele, che questo Municipio, in pegno di gioia e festa, parava la Città con archi di trionfo, propone che lo ammontare delle spese in ducati 716,22 sia regolarizzata sull'art. 127 del passato stato finanziario del'anno 1860 ".
Più pratica o, se vogliamo, amministrativa è la delibera decurionale n. 8 del 7 novembre 1861 nella quale si spiegava che "[…] in questo giorno che sarà di gloriosa rimembranza ai posteri essendosi inaugurato sotto gli auspici del felice Regime del Re Galantuomo presenti i Sigg. Pappalettere Gaetano Assessore Anziano ff. da Sindaco ( il Sindaco Cafiero Ferdinando assente perché fuori domicilio) […] ha deliberato all'unanimità di voti che le principali strade di questa Città siano fregiate degli Augusti Nomi degli Eroi, la cui rinomanza sarà imperitura come dallo qui seguente dettaglio: 1° La strada che ora appellasi Cordoneria fino a Porta S. Agostino sia appellata Corso Vittorio Emanuele; 2° la strada che ora dicasi Piazza venga denominata strada Garibaldi; 3° la strada che attualmente dicasi Cambio venga titolata invece strada Cavour; 4° quella che ora appellasi strada Carrozze si chiami invece strada Cialdini; 5° il largo del Sabato, si dica, largo Plebiscito. Delibera inoltre che questi augusti nomi vengano incisi in pietre lavagne che saranno affisse agli estremi di ciascuna strada di novella denominazione ".
Come si può ben comprendere Barletta con i suoi Amministratori non attesero più di tanto prima di aderire in maniera più che patriottica alla nuova ed unita Nazione. Le conclusioni a questo punto potrebbero essere così tante e disparate che ci pare giusto terminare con il pensiero di colui che rappresenta tutta la Nazione e cioè il Presidente della Repubblica che in un suo recente intervento ha consigliato di " […] far conoscere a tutti la memoria del valore, del coraggio e del sacrificio di quanti furono comunque coinvolti nella nascita dell'Italia che oggi viviamo e per la quale siamo chiamati a contribuire responsabilmente per il suo sviluppo ". C'è qualcuno che può dissentire ? Da parte nostra nemmeno a pensarci.
Il 17 marzo del 1861, la Legge 4671 del Regno di Sardegna dettava "Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue. Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d'Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861".
Era quella la prima legge del neonato Regno d'Italia, uno Stato che racchiudeva le distinte entità che fino a quel momento avevano caratterizzato la penisola italiana, seppure non ancora tutte. Il 17 marzo quindi si celebra la "Giornata dell'Unità nazionale, della Costituzione, dell'Inno e della Bandiera", istituita come festività civile il 23 novembre del 2012 con la legge n. 222 "[…] allo scopo di ricordare e promuovere, nell'ambito di una didattica diffusa, i valori di cittadinanza, fondamento di una positiva convivenza civile, nonché di riaffermare e di consolidare l'identità nazionale attraverso il ricordo e la memoria civica".
Ciò che è avvenuto prima e dopo quel 17 marzo 1861, ha dato il via ad una serie di analisi approfondite e dibattiti storico-politici che, a quanto pare, non hanno prodotto alcuna conclusione, anzi il dibattito tra gli storici e i politici avvicendatisi in questi 165 anni di unità nazionale, ha portato a conclusioni che nulla o quasi hanno a che vedere con la verità dei documenti e di conseguenza degli effettivi avvenimenti. Penso sia utile per acquisire una conoscenza, la più completa possibile, ricordare che in occasione dei precedenti anniversari le situazioni che si crearono furono sicuramente diverse una dall'altra.
In occasione del cinquantenario, per le non certo rassicuranti condizioni politiche e finanziarie della nazione, si ebbero manifestazioni violente con immancabili scontri con le forze dell'ordine, mentre nel 1961 (centenario), in pieno boom economico, si scelse di dare una risonanza più ampia e se vogliamo auto celebrativa del vertiginoso progresso sociale ed economico e la "rivoluzione" del lavoro umano nell'ambiente nel quale esso si svolgeva. Tutto questo venne estrinsecato in maniera tangibile nell'Esposizione Internazionale del Lavoro e la costruzione che si svolse a Torino dal 1° maggio al 31 ottobre di quello stesso anno con oltre 5 milioni di visitatori.
Dopo 50 anni, ancora, le iniziative previste per le celebrazioni presentarono caratteristiche completamente diverse, con l'individuazione di tre città (Torino, Firenze e Roma già Capitali) quale centro delle manifestazioni più rappresentative. Naturalmente non mancarono, anche in quella occasione, le polemiche per l'esclusione di Brindisi che si considerava anch'essa un'ex Capitale, visto il soggiornare del Re Vittorio Emanuele III durante la sua "ritirata" ma anche (forse soprattutto) per le spese non proprio contenute per le manifestazioni in un momento di crisi generale che hanno portato alle dimissioni del Presidente del Comitato per i festeggiamenti Carlo Azeglio Ciampi e di altri componenti, sostituito da Giuliano Amato.
Per quanto mi riguarda, sono del modesto avviso che le celebrazioni dovrebbero essere libere da qualsivoglia fine se non quello di apprendere la "verità storica" dei fatti per mezzo dei documenti, in poche parole se veramente vogliamo onorare questa ricorrenza discutiamo di ciò che è accaduto in quel periodo nelle nostre comunità.
Anche la nostra Città, come appare ovvio, ha avuto un suo preciso ruolo nella formazione travagliata dell'Italia unita. La documentazione conservata dall'Archivio di Stato di Barletta è importante, sia quantitativamente che soprattutto dal punto di vista qualitativo, per questo riporterò solo un paio di esempi che possono essere rappresentativi di quel periodo. Dal punto di vista celebrativo è emblematica la delibera decurionale n. 32 del 25 marzo 1861, una settimana dopo la proclamazione del Regno d'Italia, con la quale si stabiliva che "[…] il Decurionato nella sessione di questo giorno ha riconosciuto regolare la contabilità per festeggiare la solenne entrata di S.M. il Re Vittorio Emmanuele, che questo Municipio, in pegno di gioia e festa, parava la Città con archi di trionfo, propone che lo ammontare delle spese in ducati 716,22 sia regolarizzata sull'art. 127 del passato stato finanziario del'anno 1860 ".
Più pratica o, se vogliamo, amministrativa è la delibera decurionale n. 8 del 7 novembre 1861 nella quale si spiegava che "[…] in questo giorno che sarà di gloriosa rimembranza ai posteri essendosi inaugurato sotto gli auspici del felice Regime del Re Galantuomo presenti i Sigg. Pappalettere Gaetano Assessore Anziano ff. da Sindaco ( il Sindaco Cafiero Ferdinando assente perché fuori domicilio) […] ha deliberato all'unanimità di voti che le principali strade di questa Città siano fregiate degli Augusti Nomi degli Eroi, la cui rinomanza sarà imperitura come dallo qui seguente dettaglio: 1° La strada che ora appellasi Cordoneria fino a Porta S. Agostino sia appellata Corso Vittorio Emanuele; 2° la strada che ora dicasi Piazza venga denominata strada Garibaldi; 3° la strada che attualmente dicasi Cambio venga titolata invece strada Cavour; 4° quella che ora appellasi strada Carrozze si chiami invece strada Cialdini; 5° il largo del Sabato, si dica, largo Plebiscito. Delibera inoltre che questi augusti nomi vengano incisi in pietre lavagne che saranno affisse agli estremi di ciascuna strada di novella denominazione ".
Come si può ben comprendere Barletta con i suoi Amministratori non attesero più di tanto prima di aderire in maniera più che patriottica alla nuova ed unita Nazione. Le conclusioni a questo punto potrebbero essere così tante e disparate che ci pare giusto terminare con il pensiero di colui che rappresenta tutta la Nazione e cioè il Presidente della Repubblica che in un suo recente intervento ha consigliato di " […] far conoscere a tutti la memoria del valore, del coraggio e del sacrificio di quanti furono comunque coinvolti nella nascita dell'Italia che oggi viviamo e per la quale siamo chiamati a contribuire responsabilmente per il suo sviluppo ". C'è qualcuno che può dissentire ? Da parte nostra nemmeno a pensarci.