Gianfranco Meneo racconta le "sessualità disobbedienti"

Lo scrittore foggiano ha scritto il libro "Transgender". Barlettalife l'ha ospitato in redazione per parlare dello scottante tema

domenica 11 settembre 2011
A cura di Luca Guerra
Sesso e perversione, un binomio spesso ingiustamente in voga quando si parla di transessualità e omosessualità. Lo scrittore 37enne foggiano Gianfranco Meneo, nel suo libro dall'ammiccante titolo "Transgender- sessualità disobbedienti" (Palomar, 2011, 178 pagine, euro 15) lotta contro questa retrograda convinzione e cerca con un approccio a metà tra lo scientifico e il poetico di spiegare la condizione di "transito" di chi vive queste situazioni. Un libro che fa luce su un tema molto discusso ma del quale molto poco ancora si conosce: il transgenderismo, come movimento politico/culturale che propone una visione dei sessi e dei generi fluida e che rivendica il diritto di ogni persona di situarsi in qualsiasi posizione intermedia fra gli estremi "maschio/femmina" stereotipati, senza per questo dover subire discriminazioni sociali. Il volume cerca di rispondere a questo quesito compiendo un viaggio tra teorie, storie e testimonianze, come l'intervista a Luana Ricci, transgender, pugliese, leccese, che racconta il suo percorso di transizione MtF (da maschio a femmina). Lo sfondo principale della trattazione è il corpo, contenitore di materia e anima, oggetto oggi più che mai del perverso intreccio tra sessualità e politica. Gianfranco Meneo è venuto a trovarci in redazione per parlare del suo libro, dando vita a un'intervista frizzante dai contenuti davvero interessanti:


1) La frase che chiude il tuo libro in quarta di copertina, pronunciata dal critico Francesco Orlando, sostiene che siamo tutti eterosessuali e omosessuali al tempo stesso. Un'affermazione che potrebbe "puzzare" di generalismo e faciloneria…
«Quando ho scelto di inserire questa frase presa da un intervista di Orlando che tra l'altro è venuto a mancare da poco, riguardava un po' una chiusura al libro perché in effetti omosessualità e eterosessualità fanno riferimento solo alla sessualità e non alla generalità delle persone. Se si riuscisse ad insegnare che si deve valutare solo la realtà e non solo la sessualità delle persone ci renderemmo conto che queste linee di demarcazione non sono necessarie, non sono necessarie per la vita quotidiana. La "balla colossale" di Orlando non va letta come un attacco all'eterosessualità, ma solo come un attacco all'idea errata di trasformare le persone e a catalogarle solo in base al loro orientamento sessuale».

2) Gianfranco, quanto è omofoba la nostra società?

«Questa domanda trova risposta in base al contesto geografico in cui viene fatta: se me la fai in Puglia ti dico che è elevata, a Foggia è davvero elevatissima. Molto dipende dalla situazione e dai contesti in cui viviamo, ma è pur vero che nella nostra regione che ha eletto un presidente dichiaratamente omosessuale, si ha ancora difficoltà a parlare di questi problemi. Ci sono diversi livelli di discussione del tema, ma da noi non se ne discute ancora solo sul piano dell'integrazione, essere integrati è diverso. L'omofobia non la possiamo vivere solo con gli episodi che ritroviamo sui giornali, quando si tocca un acme o arriva una denuncia di ciò che no viene nascosto c'è un omosessualità latente che non viene denunciata perché la vittima subisce l'onta due volte, quando la subisce e quando la racconta. Quando la racconta spesso non è tutelato a sufficienza».

3) Luana, la protagonista, nel libro parla di "assenza di confini". E' solo un fattore mentale o se ne può parlare anche in termini geografici?

«Quando ho incontrato Luana mi ha parlato di un'assenza di confini verso la totalità della persona, verso la capacità di guardare la persona a 360 gradi. Forse di fatto nelle nostre terre spesso c'è la fuga, spesso liberatoria, nella metropoli che ci sommerge, ma tendo a ritenere che l'assenza di confini sia ovunque. Dobbiamo capire che la sessualità è solo un aspetto dell'esistenza, dobbiamo sganciarci dall'idea per cui la sessualità sia incanalata verso binari "normali" o meno. Io credo che nel quotidiano gli omosessuali, le lesbiche svolgano una vita molto più ordinaria di quanto si tenda a credere».

4) In Italia il tema dell'omosessualità è maggiormente complicato da affrontare che nel resto d'Europa? Quanto influisce la presenza della Chiesa in Italia sulla posizione della nostra popolazione sul tema-omosessualità?

«L'Italia vive sotto un ricatto religioso. C'è un perverso legame, tra il potere politico, la società civile e la chiesa cattolica. Non intendo come Chiesa i principi sacri, ma parlo di chi traduce in parte concreta il pensiero cattolico, difatti siamo isolati, siamo l'unico paese europeo che non riesce a fare nulla sul tema. Non è un'accusa al governo attuale. Purtroppo, e lo dico da elettore di sinistra neanche i governi precedenti sono riusciti a fare nulla perché siamo sotto un ricatto, al quale la Chiesa Cattolica non permette di sfuggire. Secondo me Il politico che non vuole essere completamente tagliato fuori dal mondo di elettori LGBT fa una sequela di promesse in campagna elettorale, ma nel tradurlo in pratica si ritrova solo: è un dato di fatto. Da un punto di vista civile io non credo che il riconoscimento della convivenza dal punto di vista legale vada a togliere qualcosa al matrimonio o alla convivenza eterosessuale. Mi sembra il gioco che tutto quello può essere celato può assumere un significato di calmiere. Le convivenze omosessuali o quelle etero ci sono, ci sono state e ci saranno: non c'è un limite, il problema è se io come cittadino posso aspirare ad avere gli stessi diritti a prescindere da chi ospito nel mio letto. Chi vive da venti anni con una persona che ama ha diritto di tutelare quella persona e di stabilire cosa fare dei propri beni economici, indipendentemente da cosa fa la totalità. Questo nel rispetto del principio di autodeterminazione che per me è sacro».

5) Sei laureato in Giurisprudenza e Scienze Pedagogiche. Quanto ha influito la tua formazione di studioso nella redazione del libro?
Sicuramente ad essere esaltata è stata la seconda anima, la formazione da pedagogo, mentre gli studi precedenti erano più razionali, ma comunque mi hanno permesso di comprendere quanto di sbagliato ci può essere nell'interpretazione delle leggi. L'apertura mentale, la conoscenza con una persona, una sociologa a cui io tengo molto, mi ha permesso di approcciarmi a questi studi dall'angolazione del femminismo negli studi LGBT. Non dimentichiamo che Le donne sono state le prime a dare una scossa al sistema patriarcale. Gli studi umanistici sono secondo me gli studi maggiormente opportuni per riflettere su queste situazioni e comprenderle».

6) Hai scritto più con la mente o con il cuore?
«Con il cuore. Noi facciamo sempre delle scelte, le scelte del cuore sono a volte sottoposte al vaglio della mente, ma è un libro di cuore».

7) Hai presentato il libro in diverse piazze. Prevale la diffidenza o l'accettazione delle tematiche della transessualità e dell'omosessualità?
«Ci sono vari livelli. L'eterosessualità è quasi sinonimo di vanto, infatti tutti gli scandali eterosessuali nel nostro paese non fanno che galvanizzare la situazione. L'omosessualità è accettata sotto certi punti di vista a livello di discussione generale, anche politico, come nella realtà pugliese, ma resta comunque un pezzo sganciato, tu sai che una persona è omosessuale ma basta non parlarne troppo. L'aspetto lesbo è più soffuso, più accettato anche se le donne si sono trovate a non essere accettate nei movimenti femministi e anche le lesbo hanno trovato poco spazio perché donne. Trans vizio prostituzione, si accendono i riflettori e si parla. Qualcuno ci racconta in maniera precisa nelle città … c'è lo scandalo … si spengono i riflettori hai assimilati che trans è prostituzione, una sorta di perversione, un grande fratello continuo. E quindi ecco perché sono vari livelli di curiosità Non c'è mai discussione, non si chiede mai a un trans cosa hai provato nel transito. Nelle trasmissioni televisive si parla solo di sesso quando si citano i trans: l'omosessuale ha storicamente sempre pagato il continuo confronto con la pederastia. Anche politicamente chi è omosessuale è stato accusato di essere un possibile pedofilo. Ci si basa comunque solo sull'aspetto fisico, le persone in questo caso non sono giudicate non in base a quello che fanno. Non riesco proprio a comprendere perché uno scandalo eterosessuale, e in Italia ne vediamo tanti, può essere visto come momento di vanto, mentre uno scandalo omosessuale o trans distrugge le persone e la loro reputazione. Tutto ciò che va oltre i connotati "normali" è da condannare in questa società».

8) Quali sono i prossimi programmi di Gianfranco Meneo nel lavoro?

«Io resto sempre un insegnante: insegnare resta la mia attività ufficiale. Sono uno di quei precari "storici", uno di quei tanti che il governo vuole abbattere, tra un po' saprò quale sarà il luogo che mi ospiterà l'anno prossimo, sono anch'io in un transito lavorativo continuo (ride, ndr). C'è un progetto lavorativo che spero possa vedere la luce a breve. Continuerò a portare in giro il libro, che sembra ricevere più consensi fuori dalla nostra terra, dove molte persone si sono avvicinate. E mi fa piacere quando in Puglia se ne riesce a parlare, però resto sempre convinto che a furia di far rumore qualcuno si gira».

9)Ci saluti con un tuo motto o una frase alla quale sei maggiormente legato?
«Vorrei richiamare l'attenzione sull'apertura che io ho praticamente "rubato" ad una scrittrice: è una frase che mi ha dato l'idea nell'esatto momento in cui la leggevo che questo libro poteva anche essere odiato. La frase dice che questo libro è un libro come un altro, ma voglio che sia letto solo da persone la cui anima è già formata. Da il senso di quanto mi ha raccontato Luana nel corso dell'intervista, ossia che in qualsiasi momento in cui qualcuno ci vuole condizionare noi dobbiamo rispondere io sono questa persona. Bisogna Sempre affermare se stessi e non farsi piegare a vivere le vite parallele. Finché non commetto qualcosa di illecito devo essere fiero di essere quello che sono».

Gianfranco Meneo © Tommaso Francavilla
Gianfranco Meneo © Tommaso Francavilla
Gianfranco Meneo © Tommaso Francavilla
Gianfranco Meneo © Tommaso Francavilla
Gianfranco Meneo © Tommaso Francavilla