“Disincanto”: l'opera di Arianna Todisco per la collezione “Futuri Emergenti Italiani”
L’opera, promossa dal Gruppo BCC ed ECRA, è stata presentata durante l’inaugurazione della filiale di Barletta
venerdì 3 luglio 2026
10.13
Un progetto profondamente legato al territorio pugliese e presentato per la prima volta a Barletta. Si tratta di "Disincanto", un'opera inedita di Arianna Todisco, realizzata appositamente per la Collezione "Futuri Emergenti Italiani" promossa dal Gruppo BCC Banca di Credito Cooperativo ed ECRA.
Fotografa documentarista e visual storyteller, Arianna Todisco, originaria di Barletta, concentra i suoi lavori principalmente sui temi dell'antropologia, delle identità e delle marginalità sociali. Ha partecipato a vari programmi internazionali di formazione, tra cui l'Eddie Adams Workshop e il Canon Student Development Programme, e i suoi lavori sono stati pubblicati da testate nazionali e internazionali, tra cui The Washington Post, Rolling Stone e Sky TG24.
Abbiamo intervistato l'artista Arianna Todisco, che ci ha raccontato la genesi di "Disincanto".
«Disincanto - spiega Arianna Todisco - è dedicata alla memoria di mio padre che è barlettano ed è venuto a mancare quando avevo solo 9 anni. Anche io sono nata e cresciuta a Barletta, nonostante io viva da tanti anni a Milano. L'opera nasce quindi con l'intento di conoscere, in età adulta, una figura con cui non ho avuto modo di entrare in contatto oggi. Consultando l'archivio di famiglia, ho cercato di "acchiappare" un pò la sua figura. Ovviamente si tratta di un'illusione: c'è uno schermo, una barriera fisica. Per cui mi sono sempre interfacciata con questa specie di filtro tra me e la sua figura, oltre che con un continuo incanto e voglia di "afferrare" la sua figura. Così siamo arrivati ad una sorta di "Disincanto", poichè, in età adulta, si comprende che molto spesso è la memoria a costruire l'immaginario. Viaggiando molto per lavoro, soprattutto negli ultimi anni, ho osservato il mondo attraverso un finestrino ed è proprio lì che mi sono resa conto che il mondo esterno e il mondo interno sono in continuo cambiamento, proprio come due realtà che si incontrano e si scontrano incessantemente. Quindi "Disincanto" nasce sia da una storia personale ma anche dalla volontà di cercare di guardare, poiché per osservare bisogna avvicinarsi: da lontano si può avere un'immagine, però è solo avvicinandosi che si può avere un altro tipo di percezione».
«Lontana da ogni intento commemorativo o celebrativo, - si legge in una riflessione della storica dell'arte e curatrice, Giusy Caroppo - l'opera prende forma da una ricerca intima e irrisolta attorno alla figura del padre Pietro, attivo imprenditore, prematuramente scomparso quando l'artista aveva nove anni. L'opera, tuttavia, non si configura come un varco risolutivo bensì è un'interfaccia percettiva instabile, uno spazio di transizione in cui il visibile si intreccia costantemente con l'immaginato, in quanto l'identità della figura paterna si ricompone attraverso una mediazione tecnologica che ne altera inevitabilmente la leggibilità e la percezione, mai completamente restituita alla nitidezza della visione».
Fotografa documentarista e visual storyteller, Arianna Todisco, originaria di Barletta, concentra i suoi lavori principalmente sui temi dell'antropologia, delle identità e delle marginalità sociali. Ha partecipato a vari programmi internazionali di formazione, tra cui l'Eddie Adams Workshop e il Canon Student Development Programme, e i suoi lavori sono stati pubblicati da testate nazionali e internazionali, tra cui The Washington Post, Rolling Stone e Sky TG24.
Abbiamo intervistato l'artista Arianna Todisco, che ci ha raccontato la genesi di "Disincanto".
«Disincanto - spiega Arianna Todisco - è dedicata alla memoria di mio padre che è barlettano ed è venuto a mancare quando avevo solo 9 anni. Anche io sono nata e cresciuta a Barletta, nonostante io viva da tanti anni a Milano. L'opera nasce quindi con l'intento di conoscere, in età adulta, una figura con cui non ho avuto modo di entrare in contatto oggi. Consultando l'archivio di famiglia, ho cercato di "acchiappare" un pò la sua figura. Ovviamente si tratta di un'illusione: c'è uno schermo, una barriera fisica. Per cui mi sono sempre interfacciata con questa specie di filtro tra me e la sua figura, oltre che con un continuo incanto e voglia di "afferrare" la sua figura. Così siamo arrivati ad una sorta di "Disincanto", poichè, in età adulta, si comprende che molto spesso è la memoria a costruire l'immaginario. Viaggiando molto per lavoro, soprattutto negli ultimi anni, ho osservato il mondo attraverso un finestrino ed è proprio lì che mi sono resa conto che il mondo esterno e il mondo interno sono in continuo cambiamento, proprio come due realtà che si incontrano e si scontrano incessantemente. Quindi "Disincanto" nasce sia da una storia personale ma anche dalla volontà di cercare di guardare, poiché per osservare bisogna avvicinarsi: da lontano si può avere un'immagine, però è solo avvicinandosi che si può avere un altro tipo di percezione».
«Lontana da ogni intento commemorativo o celebrativo, - si legge in una riflessione della storica dell'arte e curatrice, Giusy Caroppo - l'opera prende forma da una ricerca intima e irrisolta attorno alla figura del padre Pietro, attivo imprenditore, prematuramente scomparso quando l'artista aveva nove anni. L'opera, tuttavia, non si configura come un varco risolutivo bensì è un'interfaccia percettiva instabile, uno spazio di transizione in cui il visibile si intreccia costantemente con l'immaginato, in quanto l'identità della figura paterna si ricompone attraverso una mediazione tecnologica che ne altera inevitabilmente la leggibilità e la percezione, mai completamente restituita alla nitidezza della visione».