Come luce che splende nelle tenebre

Dal Vangelo secondo Matteo, l'omelia di Don Vito

domenica 26 gennaio 2014 12.59
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Dopo l'arresto di Giovanni Battista, Gesù ha avuto bisogno di ritirarsi prima di dare inizio al suo ministero in un territorio già provato nell'Antico Testamento da una situazione di tenebra a motivo dell'assoggettamento al nemico Assiro. Inizia dalla "Galilea delle genti", dove abitava una popolazione mista di ebrei e pagani; inizia, per dirla con papa Francesco, da una "periferia esistenziale", ponendosi in continuità con la stessa predicazione del Battista: "Convertitevi, perché si è avvicinato il Regno dei cieli". Il Regno dei cieli non fa rumore; esso irrompe nella storia come seme, lievito, parola, luce, acqua che feconda la terra e dà vita.

Mi piace pensare in questo momento a chi, volendo mettere ordine nella propria vita, scende nelle pieghe più profonde della sua storia. Nel nostro passato ci sono zone d'ombra e zone addirittura tenebrose, dove rischiamo di sentirci dei falliti, a motivo delle ferite subite o provocate. Non scendiamo da soli nelle nostre zone tenebrose, ma impariamo a scendervi con Gesù, perché Lui illuminerà con la luce della sua presenza tutto ciò che giace nelle tenebre e nell'ombra di morte. Esercizio difficile, ma possibile! E poi la chiamata dei primi quattro discepoli… non è andato a cercarli nel tempio, nei palazzi che contavano, ma lungo la riva, mentre riparavano le reti, con i loro familiari. Li chiama ed essi subito lo seguono lasciando le reti (la loro occupazione quotidiana) e il loro padre (il mondo degli affetti), prospettando loro un nuovo mare: sarebbero diventati pescatori di umanità! Stranamente, nella cultura ebraica, siccome il mare evoca le potenze del mare, come i pescatori "salvano" il pesce tirandolo su dal mare, così i discepoli collaboreranno con Gesù nel tirar fuori dalle tenebre coloro che vi giacciono.

E così in questa domenica si rianima la speranza: primo, perché Lui come luce splende nelle mie tenebre con la grazie del suo amore e del suo perdono; secondo, perché chiamando non chi merita ma chi accoglie l'invito, costituisce anche me pescatore della buona umanità che c'è in ciascuno.
Buona Domenica a tutti!

Don Vito