Carne equina, Confagricoltura Bari-BAT: "No a divieti ideologici"
Secondo l'associazione "Colpiscono la filiera pugliese e distraggono dai veri problemi della zootecnia"
mercoledì 25 febbraio 2026
9.17
Confagricoltura Bari-BAT esprime forte preoccupazione in merito alle proposte di legge attualmente in discussione alla Commissione Agricoltura della Camera, volte a vietare l'allevamento e la macellazione degli equidi in Italia. L'organizzazione si schiera a difesa di una filiera storica che in Puglia non rappresenta solo un patrimonio culturale, ma un pilastro economico per centinaia di famiglie.
Secondo i dati del CREA, la Puglia si conferma tra i territori con i volumi produttivi più significativi (tra le 2.000 e le 2.200 tonnellate). Un eventuale divieto nazionale non ne interromperebbe il consumo, ma costringerebbe il mercato a rivolgersi esclusivamente all'estero, sostituendo un prodotto locale controllato con carni d'importazione, di gran lunga meno salubri e meno controllate delle nostre.
Sul tema interviene Michele Lacenere, presidente della sezione zootecnica e benessere animale di Confagricoltura Bari-Bat e Vicepresidente di Confagricoltura Puglia: "Al di là della preoccupazione per questa proposta di legge, che tale è e rimane per i lunghi tempi delle discussioni parlamentari che ne determineranno la bocciatura, vogliamo sottolineare come la miopia dei proponenti si soffermi sul divieto di allevamento e macellazione, ben sapendo di non poter opporre alcun divieto al consumo. Tale norma, quindi, non porterebbe certo alla riduzione dei consumi, ma solo a un aumento delle importazioni da paesi che, in molti casi, non hanno i nostri standard di qualità nella gestione del benessere degli animali, anche da reddito, allevati. Il risultato finale sarebbe paradossalmente peggiorativo, oltre che per l'intero sistema produttivo, per le specie equine interessate".
Secondo Lacenere il dibattito rischia di diventare un'arma di distrazione di massa: "Questa proposta corre il rischio di distogliere l'attenzione dai reali problemi della zootecnia pugliese che oggi vive una crisi profonda legata al crollo del prezzo del latte che accompagna gli ormai cronici problemi del settore. Tema sul quale Confagricoltura sta lottando per difendere i diritti degli operatori zootecnici anche partecipando al Tavolo Latte istituito presso l'Assessorato alle risorse agroalimentari. Gli allevatori pugliesi affrontano costi di produzione pesantissimi e ben diversi da quelli, pur importanti, che si rilevano in altre aree produttive .A causa della gestione non facile dei pascoli, che consentono un alternante raccolto annuale, per la necessità di approvvigionarsi sul mercato delle principali materie nobili indispensabili per l'allevamento e, non in ultimo, per la scarsità di risorse idriche, che rende costosissimo, oltre che difficile e laborioso, l'approvvigionamento per l'abbeverata e quasi miracoloso quello per l'irrigazione".
Confagricoltura sottolinea come le difficoltà burocratiche, l'applicazione caotica delle normative ambientali e la complessa gestione dei Piani di Sviluppo Rurale (PSR Puglia) stiano portando molti operatori a chiedersi se valga la pena continuare.
"Oggi, così come è stato nei secoli, l'allevatore è una sentinella del territorio - conclude Lacenere - inasprire la situazione con divieti ideologici o ignorare i costi di produzione significa favorire lo spopolamento delle campagne, causa primaria del degrado ambientale. È un rischio che non possiamo permetterci di correre, specialmente in un'area delicata come la Murgia: senza allevatori, e senza l'allevamento degli equidi nello specifico, perderemmo il presidio che garantisce la biodiversità e la tenuta dell'ecosistema rurale".
Confagricoltura ribadisce che il benessere animale è una priorità assoluta. Tuttavia, la soluzione non risiede nella cancellazione di un comparto d'eccellenza bensì nel rafforzamento dei controlli e nel sostegno a un settore che garantisce tracciabilità e qualità, a differenza di quanto avverrebbe delegando la produzione a mercati esteri con standard potenzialmente meno rigorosi.
Secondo i dati del CREA, la Puglia si conferma tra i territori con i volumi produttivi più significativi (tra le 2.000 e le 2.200 tonnellate). Un eventuale divieto nazionale non ne interromperebbe il consumo, ma costringerebbe il mercato a rivolgersi esclusivamente all'estero, sostituendo un prodotto locale controllato con carni d'importazione, di gran lunga meno salubri e meno controllate delle nostre.
Sul tema interviene Michele Lacenere, presidente della sezione zootecnica e benessere animale di Confagricoltura Bari-Bat e Vicepresidente di Confagricoltura Puglia: "Al di là della preoccupazione per questa proposta di legge, che tale è e rimane per i lunghi tempi delle discussioni parlamentari che ne determineranno la bocciatura, vogliamo sottolineare come la miopia dei proponenti si soffermi sul divieto di allevamento e macellazione, ben sapendo di non poter opporre alcun divieto al consumo. Tale norma, quindi, non porterebbe certo alla riduzione dei consumi, ma solo a un aumento delle importazioni da paesi che, in molti casi, non hanno i nostri standard di qualità nella gestione del benessere degli animali, anche da reddito, allevati. Il risultato finale sarebbe paradossalmente peggiorativo, oltre che per l'intero sistema produttivo, per le specie equine interessate".
Secondo Lacenere il dibattito rischia di diventare un'arma di distrazione di massa: "Questa proposta corre il rischio di distogliere l'attenzione dai reali problemi della zootecnia pugliese che oggi vive una crisi profonda legata al crollo del prezzo del latte che accompagna gli ormai cronici problemi del settore. Tema sul quale Confagricoltura sta lottando per difendere i diritti degli operatori zootecnici anche partecipando al Tavolo Latte istituito presso l'Assessorato alle risorse agroalimentari. Gli allevatori pugliesi affrontano costi di produzione pesantissimi e ben diversi da quelli, pur importanti, che si rilevano in altre aree produttive .A causa della gestione non facile dei pascoli, che consentono un alternante raccolto annuale, per la necessità di approvvigionarsi sul mercato delle principali materie nobili indispensabili per l'allevamento e, non in ultimo, per la scarsità di risorse idriche, che rende costosissimo, oltre che difficile e laborioso, l'approvvigionamento per l'abbeverata e quasi miracoloso quello per l'irrigazione".
Confagricoltura sottolinea come le difficoltà burocratiche, l'applicazione caotica delle normative ambientali e la complessa gestione dei Piani di Sviluppo Rurale (PSR Puglia) stiano portando molti operatori a chiedersi se valga la pena continuare.
"Oggi, così come è stato nei secoli, l'allevatore è una sentinella del territorio - conclude Lacenere - inasprire la situazione con divieti ideologici o ignorare i costi di produzione significa favorire lo spopolamento delle campagne, causa primaria del degrado ambientale. È un rischio che non possiamo permetterci di correre, specialmente in un'area delicata come la Murgia: senza allevatori, e senza l'allevamento degli equidi nello specifico, perderemmo il presidio che garantisce la biodiversità e la tenuta dell'ecosistema rurale".
Confagricoltura ribadisce che il benessere animale è una priorità assoluta. Tuttavia, la soluzione non risiede nella cancellazione di un comparto d'eccellenza bensì nel rafforzamento dei controlli e nel sostegno a un settore che garantisce tracciabilità e qualità, a differenza di quanto avverrebbe delegando la produzione a mercati esteri con standard potenzialmente meno rigorosi.