Barletta Ricettiva: «Festa Patronale, il momento delle riflessioni, non degli applausi di circostanza»
La nota del presidente Raffaele Rizzi
martedì 14 luglio 2026
21.04
«La Festa Patronale rappresenta il momento più importante dell'anno per la comunità barlettana. È un patrimonio religioso, culturale e identitario che va preservato e rispettato. Proprio per questo, conclusa l'edizione 2026, è necessario avere il coraggio di fare una riflessione seria sul suo futuro». Così il presidente di Barletta Ricettiva, Raffaele Rizzi.
«Le riflessioni emerse in questi giorni tra cittadini, operatori economici, associazioni e realtà del territorio convergono su un punto: Barletta ha un potenziale enorme, ma la Festa Patronale non sta ancora esprimendo tutto ciò che potrebbe rappresentare per la città.
I numeri del turismo raccontano una realtà positiva. Le strutture ricettive hanno registrato un'occupazione compresa tra il 90% e il 100%, in linea con lo scorso anno, mentre nei primi quindici giorni di luglio l'occupazione non è mai scesa sotto l'80%. I ristoranti hanno lavorato a pieno regime e la città ha accolto numerosi visitatori provenienti da fuori.
Per quanto riguarda gli stabilimenti balneari, il minore afflusso sembra essere stato determinato soprattutto dalle condizioni meteorologiche, che hanno provocato numerose disdette dell'ultimo momento. Va inoltre considerato che molti barlettani dispongono già di abbonamenti stagionali ai lidi e la loro eventuale assenza rende inevitabilmente le spiagge meno frequentate. Purtroppo su questo aspetto si può intervenire poco, perché gli accordi vengono definiti all'inizio della stagione balneare. Resta però un dato: una spiaggia piena trasmette vitalità e invita chi arriva da fuori a fermarsi, mentre una spiaggia semivuota restituisce un'immagine meno coinvolgente della città.
I dati dimostrano quindi una cosa molto chiara: Barletta è una città che funziona dal punto di vista turistico. Ed è proprio per questo che la domanda da porsi è un'altra: la Festa Patronale sta crescendo allo stesso ritmo della città oppure sta rimanendo indietro?
C'è poi un altro elemento che non può essere ignorato. Ogni anno migliaia di barlettani scelgono di trascorrere la Festa Patronale fuori città. Non è una critica, è un dato di fatto. E quando una parte della comunità preferisce andare altrove durante l'evento più importante dell'anno, significa che una riflessione è doverosa.
La risposta non può essere quella di dire che va tutto bene. Dire che tutto funziona significa rinunciare a migliorare.
La Festa Patronale deve diventare un progetto strategico per Barletta, programmato con largo anticipo, costruito insieme agli operatori del territorio e promosso ben oltre i confini cittadini. Bisogna investire sulla qualità, non sulla quantità. Servono eventi che lascino il segno, spettacoli di richiamo, iniziative culturali diffuse, esperienze enogastronomiche, percorsi turistici e un calendario capace di far scegliere Barletta non solo ai turisti, ma anche ai suoi stessi cittadini.
Per questo sarebbe utile istituire un tavolo permanente tra Amministrazione comunale, Comitato Festa Patronale, associazioni, operatori turistici e categorie economiche, affinché il futuro della manifestazione venga progettato durante tutto l'anno e non soltanto nelle settimane che la precedono.
Questa riflessione non mette minimamente in discussione il valore della tradizione religiosa, che resta il cuore della Festa Patronale, né l'impegno di chi lavora alla sua organizzazione. Al contrario, nasce dal desiderio di vedere questa manifestazione crescere e diventare finalmente il grande evento che Barletta merita.
Le città che crescono sono quelle che hanno il coraggio di mettersi in discussione, di ascoltare il territorio e di trasformare le critiche costruttive in opportunità. Accontentarsi della sufficienza non è più possibile.
Barletta ha tutte le potenzialità per organizzare una Festa Patronale capace di essere un punto di riferimento nel Mezzogiorno. Per riuscirci serve una sola cosa: avere il coraggio di guardare avanti».
«Le riflessioni emerse in questi giorni tra cittadini, operatori economici, associazioni e realtà del territorio convergono su un punto: Barletta ha un potenziale enorme, ma la Festa Patronale non sta ancora esprimendo tutto ciò che potrebbe rappresentare per la città.
I numeri del turismo raccontano una realtà positiva. Le strutture ricettive hanno registrato un'occupazione compresa tra il 90% e il 100%, in linea con lo scorso anno, mentre nei primi quindici giorni di luglio l'occupazione non è mai scesa sotto l'80%. I ristoranti hanno lavorato a pieno regime e la città ha accolto numerosi visitatori provenienti da fuori.
Per quanto riguarda gli stabilimenti balneari, il minore afflusso sembra essere stato determinato soprattutto dalle condizioni meteorologiche, che hanno provocato numerose disdette dell'ultimo momento. Va inoltre considerato che molti barlettani dispongono già di abbonamenti stagionali ai lidi e la loro eventuale assenza rende inevitabilmente le spiagge meno frequentate. Purtroppo su questo aspetto si può intervenire poco, perché gli accordi vengono definiti all'inizio della stagione balneare. Resta però un dato: una spiaggia piena trasmette vitalità e invita chi arriva da fuori a fermarsi, mentre una spiaggia semivuota restituisce un'immagine meno coinvolgente della città.
I dati dimostrano quindi una cosa molto chiara: Barletta è una città che funziona dal punto di vista turistico. Ed è proprio per questo che la domanda da porsi è un'altra: la Festa Patronale sta crescendo allo stesso ritmo della città oppure sta rimanendo indietro?
C'è poi un altro elemento che non può essere ignorato. Ogni anno migliaia di barlettani scelgono di trascorrere la Festa Patronale fuori città. Non è una critica, è un dato di fatto. E quando una parte della comunità preferisce andare altrove durante l'evento più importante dell'anno, significa che una riflessione è doverosa.
La risposta non può essere quella di dire che va tutto bene. Dire che tutto funziona significa rinunciare a migliorare.
La Festa Patronale deve diventare un progetto strategico per Barletta, programmato con largo anticipo, costruito insieme agli operatori del territorio e promosso ben oltre i confini cittadini. Bisogna investire sulla qualità, non sulla quantità. Servono eventi che lascino il segno, spettacoli di richiamo, iniziative culturali diffuse, esperienze enogastronomiche, percorsi turistici e un calendario capace di far scegliere Barletta non solo ai turisti, ma anche ai suoi stessi cittadini.
Per questo sarebbe utile istituire un tavolo permanente tra Amministrazione comunale, Comitato Festa Patronale, associazioni, operatori turistici e categorie economiche, affinché il futuro della manifestazione venga progettato durante tutto l'anno e non soltanto nelle settimane che la precedono.
Questa riflessione non mette minimamente in discussione il valore della tradizione religiosa, che resta il cuore della Festa Patronale, né l'impegno di chi lavora alla sua organizzazione. Al contrario, nasce dal desiderio di vedere questa manifestazione crescere e diventare finalmente il grande evento che Barletta merita.
Le città che crescono sono quelle che hanno il coraggio di mettersi in discussione, di ascoltare il territorio e di trasformare le critiche costruttive in opportunità. Accontentarsi della sufficienza non è più possibile.
Barletta ha tutte le potenzialità per organizzare una Festa Patronale capace di essere un punto di riferimento nel Mezzogiorno. Per riuscirci serve una sola cosa: avere il coraggio di guardare avanti».