Barletta presenta il volume “Forse Speciali”: cento giorni in Afghanistan raccontati da Claudio Spinelli
In programma oggi 8 maggio
venerdì 8 maggio 2026
L'Associazione U.N.C.I. Unione Nazionale Cavalieri d'Italia Sezione provinciale Barletta Andria Trani, l'U.N.U.C.I. Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d'Italia e l'A.N.P.d'I. Associazione Nazionale Paracadutisti d'Italia, Sezioni di Barletta, nell'ambito delle loro attività culturali organizzano, con il Patrocinio del Comune di Barletta, la presentazione del volume "Forse Speciali" che si terrà oggi venerdì 8 maggio 2026 alle ore 18,00, presso la Sala Rossa "Vittorio Palumbieri" del Castello di Barletta.
"Cento giorni all'inferno" sono quelli trascorsi nel deserto dell'Afghanistan che Claudio Spinelli, ex componente della Task Force 45 ha raccontato nel suo libro "Forse Speciali". Il gioco di parole dell'autore, è un modo originale per proiettare fin da subito, anche il lettore meno informato sul mondo dei soldati d'élite, in un universo molto particolare, quello degli Incursori, parola che "Si scrive con la I maiuscola", avverte Spinelli.
I "commandos" si chiamano appunto Incursori, eredi degli Arditi della Prima Guerra Mondiale, oggi inquadrati nel 9° Reggimento d'Assalto Paracadutisti "Col. Moschin". Sono loro il meglio che il nostro Esercito può mettere in campo nei momenti più critici. Sono l'estrema ratio, l'ultima risorsa, il top al quale affidarsi per scongiurare una minaccia per la sicurezza nazionale, salvare civili in ostaggio o raggiungere un obiettivo strategico nella lotta contro il terrorismo.
Nel corso degli anni Spinelli ha consolidato un profilo caratterizzato da forte determinazione, capacità di gestione in situazioni complesse e attitudine al coordinamento operativo, distinguendosi per equilibrio, visione pratica e spirito di servizio. La sua esperienza gli consente di affrontare le sfide con metodo, lucidità e una naturale predisposizione alla risoluzione dei problemi.
Ne viene fuori un sincero ritratto della vita quotidiana delle nostre Forze Speciali, capaci di fare la guerra ma anche di restare umani, fragili, di provare empatia per gli altri. Si tratta di combattere, di evacuare e operare feriti gravi, di evitare EOD, intercettare armi, munizioni e insorgenti, di rispondere al fuoco.
Una storia fatta di emozioni, di amicizia, di fatica e di sangue, quello dei commilitoni e quello del nemico. Con un linguaggio crudo, essenziale ma efficace, l'autore rende perfettamente l'idea e presenta al lettore questi soldati "invisibili", questi eroi nell'ombra che quotidianamente e da anni, nei Balcani, in Somalia, in Libano, in Iraq, in Libia, in Afghanistan, in Niger e chissà dove ancora, fanno il loro dovere in silenzio e fino in fondo.
Tra una rapida azione e l'altra il tempo passa tra lunghe attese, briefing, addestramento, palestre e spaghettate all'interno della base: uscire è sempre rischioso e quando si esce coi Lince o si monta sugli elicotteri Chinook i nostri eroi sono armati fino ai denti e descrivono con dovizia di dettagli tecnici il loro equipaggiamento.
L'Afghanistan è un paese molto vasto, montuoso e con poche strade, ma la strategia statunitense di impiantare basi e fortini avanzati aveva senso se le risorse assegnate fossero state costanti, altrimenti significava vivere sotto assedio dei Talebani e soprattutto è una nazione ostile e mafiosa dove diventa difficile non essere visti e segnalati, ma soprattutto ai soldati inviati in missione in quei luoghi è stato chiesto l'impossibile.
Oggi che in Europa la guerra è tornata a essere un conflitto ad alta intensità con mezzi corazzati, artiglieria, droni e fanterie in trincea, il libro dell'incursore Spinelli sembra quasi scritto nell'epoca delle guerre coloniali, quando gli scontri coi ribelli erano duri ma brevi e impegnavano solo piccoli reparti di guerrieri professionisti. Ma per come è stato gestito dagli Statunitensi il rapido, caotico ritiro delle forze alleate dall'Afghanistan, ormai abbandonato ai Talebani e ripiombato nel medioevo, resta inevasa una domanda: dopo aver impegnato per vent'anni soldi e soldati, a che è servito tutto questo?
"Cento giorni all'inferno" sono quelli trascorsi nel deserto dell'Afghanistan che Claudio Spinelli, ex componente della Task Force 45 ha raccontato nel suo libro "Forse Speciali". Il gioco di parole dell'autore, è un modo originale per proiettare fin da subito, anche il lettore meno informato sul mondo dei soldati d'élite, in un universo molto particolare, quello degli Incursori, parola che "Si scrive con la I maiuscola", avverte Spinelli.
I "commandos" si chiamano appunto Incursori, eredi degli Arditi della Prima Guerra Mondiale, oggi inquadrati nel 9° Reggimento d'Assalto Paracadutisti "Col. Moschin". Sono loro il meglio che il nostro Esercito può mettere in campo nei momenti più critici. Sono l'estrema ratio, l'ultima risorsa, il top al quale affidarsi per scongiurare una minaccia per la sicurezza nazionale, salvare civili in ostaggio o raggiungere un obiettivo strategico nella lotta contro il terrorismo.
Nel corso degli anni Spinelli ha consolidato un profilo caratterizzato da forte determinazione, capacità di gestione in situazioni complesse e attitudine al coordinamento operativo, distinguendosi per equilibrio, visione pratica e spirito di servizio. La sua esperienza gli consente di affrontare le sfide con metodo, lucidità e una naturale predisposizione alla risoluzione dei problemi.
Ne viene fuori un sincero ritratto della vita quotidiana delle nostre Forze Speciali, capaci di fare la guerra ma anche di restare umani, fragili, di provare empatia per gli altri. Si tratta di combattere, di evacuare e operare feriti gravi, di evitare EOD, intercettare armi, munizioni e insorgenti, di rispondere al fuoco.
Una storia fatta di emozioni, di amicizia, di fatica e di sangue, quello dei commilitoni e quello del nemico. Con un linguaggio crudo, essenziale ma efficace, l'autore rende perfettamente l'idea e presenta al lettore questi soldati "invisibili", questi eroi nell'ombra che quotidianamente e da anni, nei Balcani, in Somalia, in Libano, in Iraq, in Libia, in Afghanistan, in Niger e chissà dove ancora, fanno il loro dovere in silenzio e fino in fondo.
Tra una rapida azione e l'altra il tempo passa tra lunghe attese, briefing, addestramento, palestre e spaghettate all'interno della base: uscire è sempre rischioso e quando si esce coi Lince o si monta sugli elicotteri Chinook i nostri eroi sono armati fino ai denti e descrivono con dovizia di dettagli tecnici il loro equipaggiamento.
L'Afghanistan è un paese molto vasto, montuoso e con poche strade, ma la strategia statunitense di impiantare basi e fortini avanzati aveva senso se le risorse assegnate fossero state costanti, altrimenti significava vivere sotto assedio dei Talebani e soprattutto è una nazione ostile e mafiosa dove diventa difficile non essere visti e segnalati, ma soprattutto ai soldati inviati in missione in quei luoghi è stato chiesto l'impossibile.
Oggi che in Europa la guerra è tornata a essere un conflitto ad alta intensità con mezzi corazzati, artiglieria, droni e fanterie in trincea, il libro dell'incursore Spinelli sembra quasi scritto nell'epoca delle guerre coloniali, quando gli scontri coi ribelli erano duri ma brevi e impegnavano solo piccoli reparti di guerrieri professionisti. Ma per come è stato gestito dagli Statunitensi il rapido, caotico ritiro delle forze alleate dall'Afghanistan, ormai abbandonato ai Talebani e ripiombato nel medioevo, resta inevasa una domanda: dopo aver impegnato per vent'anni soldi e soldati, a che è servito tutto questo?