«Barletta, la città delle parole vuote: la legalità tradita nel silenzio degli indignati»

La nota di Rete Civica

giovedì 9 aprile 2026
«Si nega una benemerenza civica a chi la legalità non la declama ma la vive, a chi ha trasformato un dolore personale in impegno collettivo, a chi è stato persino bersaglio di un attentato e, invece di arretrare, ha continuato a esporsi. E tutto questo nel silenzio ovattato di chi dovrebbe indignarsi. Ma non lo fa. Perché? Perché qui l'indignazione è diventata una sceneggiata a comando». Così i referenti di Rete Civica.

«Abbiamo i "ramellidi" locali, sempre pronti a strapparsi le vesti per l'intitolazione di una via o per una polemica identitaria che oramai non "solletica" più nessuno. Fenomenali quando c'è da agitare fantasmi del passato, improvvisamente evaporati quando la realtà bussa alla porta con il volto, e le ferite, di chi oggi combatte davvero per la legalità. E poi ci sono i professionisti della Resistenza permanente. Quelli che ogni anno riscoprono il coraggio, le parole, i simboli. Che parlano di lotta, di valori, di giustizia. Ma solo quando conviene, solo quando è rituale, solo quando non costa nulla. Anzi riducendo, in questo modo, un sacrificio di carne e sangue dei nostri nonni ad una commedia. Perché quando la legalità si presenta fuori dal calendario, senza bandiere e senza palchi, diventano muti. Invisibili. Irrilevanti. La verità è brutale: questa città è piena di "oppositori a parole". Gente che vomita slogan sulla legalità, che si riempie la bocca di principi, che pontifica sui social… e poi, davanti a una storia concreta, vera, scomoda, sceglie il silenzio. O peggio, l'indifferenza.

E allora basta ipocrisie. Basta teatro. Basta comode recite. Una domanda, semplice e inquietante, che questa città dovrebbe avere il coraggio di farsi guardandosi allo specchio: se non state dalla parte di chi ha pagato con il proprio sangue l'affermazione dei diritti e quindi della legalità, da che parte state? Perché qui non ci sono più alibi. Non ci sono più sfumature. Non ci sono più scuse. O si sta da una parte. O si sta dall'altra».