Barletta e una costa sempre più fragile, «troppi appelli inascoltati»
Dal crollo dell’arco di Melendugno ai dati sui litorali pugliesi e quello barlettano, interviene il prof. Dellisanti
venerdì 20 febbraio 2026
12.09
Da cartolina turistica a ricordo svanito nel nulla. Il crollo dell'iconico arco naturale a Marina di Melendugno, "l'Arco degli Innamorati", avvenuto nei giorni scorsi, ha riportato al centro del dibattito la fragilità della costa pugliese, mentre ancora restano negli occhi le immagini drammatiche di quanto accaduto in Sicilia, a Niscemi. Sono accadimenti che hanno colpito l'opinione pubblica, e per i geologi quanto accaduto sulla costa salentina, con la violenza naturale del maltempo che ha abbattuto un simbolo di enorme bellezza naturalistica per la nostra regione, non rappresenta un evento isolato.
«Purtroppo, i cambiamenti climatici accelerano fenomeni naturali che un tempo erano più lenti. Oggi non possiamo bloccare la natura, ma abbiamo il dovere di mitigare gli effetti dell'erosione con opere di protezione adeguate» sono state le parole del presidente Antonio Decaro.
Secondo i dati dell'Ordine dei Geologi diffusi sulla stampa, in Puglia sono state censite complessivamente 839 frane che interessano circa 63.000 persone. «Più della metà della costa pugliese è a rischio crollo», ha dichiarato Giovanni Caputo, presidente dell'Ordine dei geologi pugliesi. Numeri che invitano a guardare con maggiore attenzione anche a quanto accade lungo altri tratti del litorale regionale.
Tra questi, Barletta. Qui l'erosione costiera è un fenomeno noto da anni, in particolare nella zona della foce dell'Ofanto, dove si perdono circa 2-3 metri di costa l'anno.
Sul tema abbiamo ascoltato il geologo barlettano, prof. Ruggiero Maria Dellisanti.
«Tanto è stato scritto e tanto è stato pubblicato anche sulle pagine di BarlettaViva sull'erosione costiera. È un fenomeno che possiamo definire "rilevante" a Barletta, che va a braccetto col problema del riscaldamento globale. I dati sono piuttosto allarmanti», spiega il professor Dellisanti.
Il cambiamento climatico rappresenta un fattore decisivo. «Se le previsioni saranno confermate, tra circa 30-40 anni vedremo un innalzamento del livello del mare nel Golfo di Manfredonia tra i 70 e i 100 cm circa con rilevanti riflessi sulla nostra costa. Questo non farà altro che amplificare il fenomeno dell'erosione causato - nel caso specifico di Barletta - dallo scarso apporto detritico».
La storia del territorio aiuta a comprendere il presente. L'antica linea di costa di Barletta era la falesia del cimitero: il mare giungeva sotto il fortino del Paraticchio alla fine dell'Ottocento, come documentano le fotografie dell'epoca. Nel tempo, i depositi trasportati dal fiume Ofanto e trattenuti dalla diga foranea di Ponente hanno contribuito ad allargare alcuni tratti di arenile. Ma nella zona della foce, la diminuzione dei detriti ha favorito l'arretramento della linea costiera.
Secondo Dellisanti il fenomeno è destinato a proseguire e potrebbe accentuarsi con il prolungamento del molo di Ponente, i cui lavori sono previsti entro fine anno. L'opera, pur nella sua rilevante utilità, ostacolerebbe ulteriormente il trasporto dei sedimenti: l'arenile nei pressi del porto tenderebbe ad avanzare, mentre alla foce il mare guadagnerebbe spazio con ulteriore arretramento della linea di costa.
«È un fenomeno naturale con cui dobbiamo fare i conti e confrontarci sulle possibili azioni da intraprendere per la difesa del litorale. Gli allarmi lanciati in passato sono rimasti inascoltati e questa oggi è la situazione».
La tematica sarà affrontata dal prof. Dellisanti il prossimo lunedì 23 febbraio alle ore 17:30 nella sede di Unitre di Barletta con un incontro di approfondimento sul cambiamento climatico: origine, causa ed effetti.
«Purtroppo, i cambiamenti climatici accelerano fenomeni naturali che un tempo erano più lenti. Oggi non possiamo bloccare la natura, ma abbiamo il dovere di mitigare gli effetti dell'erosione con opere di protezione adeguate» sono state le parole del presidente Antonio Decaro.
Secondo i dati dell'Ordine dei Geologi diffusi sulla stampa, in Puglia sono state censite complessivamente 839 frane che interessano circa 63.000 persone. «Più della metà della costa pugliese è a rischio crollo», ha dichiarato Giovanni Caputo, presidente dell'Ordine dei geologi pugliesi. Numeri che invitano a guardare con maggiore attenzione anche a quanto accade lungo altri tratti del litorale regionale.
Tra questi, Barletta. Qui l'erosione costiera è un fenomeno noto da anni, in particolare nella zona della foce dell'Ofanto, dove si perdono circa 2-3 metri di costa l'anno.
Sul tema abbiamo ascoltato il geologo barlettano, prof. Ruggiero Maria Dellisanti.
«Tanto è stato scritto e tanto è stato pubblicato anche sulle pagine di BarlettaViva sull'erosione costiera. È un fenomeno che possiamo definire "rilevante" a Barletta, che va a braccetto col problema del riscaldamento globale. I dati sono piuttosto allarmanti», spiega il professor Dellisanti.
Il cambiamento climatico rappresenta un fattore decisivo. «Se le previsioni saranno confermate, tra circa 30-40 anni vedremo un innalzamento del livello del mare nel Golfo di Manfredonia tra i 70 e i 100 cm circa con rilevanti riflessi sulla nostra costa. Questo non farà altro che amplificare il fenomeno dell'erosione causato - nel caso specifico di Barletta - dallo scarso apporto detritico».
La storia del territorio aiuta a comprendere il presente. L'antica linea di costa di Barletta era la falesia del cimitero: il mare giungeva sotto il fortino del Paraticchio alla fine dell'Ottocento, come documentano le fotografie dell'epoca. Nel tempo, i depositi trasportati dal fiume Ofanto e trattenuti dalla diga foranea di Ponente hanno contribuito ad allargare alcuni tratti di arenile. Ma nella zona della foce, la diminuzione dei detriti ha favorito l'arretramento della linea costiera.
Secondo Dellisanti il fenomeno è destinato a proseguire e potrebbe accentuarsi con il prolungamento del molo di Ponente, i cui lavori sono previsti entro fine anno. L'opera, pur nella sua rilevante utilità, ostacolerebbe ulteriormente il trasporto dei sedimenti: l'arenile nei pressi del porto tenderebbe ad avanzare, mentre alla foce il mare guadagnerebbe spazio con ulteriore arretramento della linea di costa.
«È un fenomeno naturale con cui dobbiamo fare i conti e confrontarci sulle possibili azioni da intraprendere per la difesa del litorale. Gli allarmi lanciati in passato sono rimasti inascoltati e questa oggi è la situazione».
La tematica sarà affrontata dal prof. Dellisanti il prossimo lunedì 23 febbraio alle ore 17:30 nella sede di Unitre di Barletta con un incontro di approfondimento sul cambiamento climatico: origine, causa ed effetti.