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Fondazione Disfida di Barletta, intervista a Nicola Corvasce

Ad un mese dalla storica ricorrenza del 13 febbraio, BarlettaViva fa il punto sulla fondazione

Disfida di Barletta fra storia ed emergenza Covid-19: anche in questi tempi difficili, resi ancor più complicati dai vari DPCM, il prossimo 13 febbraio sarà comunque l'anniversario della storica data dal 1503. E nonostante la pandemia, per questo 518° molti preferirebbero fare il tifo solo in zona… biancorossa considerato il quoziente campanilistico che da sempre ne ha connotato la memoria. Mentre sarebbe certamente molto più che appropriato nominare i nuovi "cavalieri" proprio fra il personale sanitario: proposta che giriamo da BarlettaViva a chi di competenza.

Nel frattempo, ormai ad un mese dalla ricorrenza, vediamo un breve riassunto delle puntate precedenti e di analizzare quale destino attende la nascitura Fondazione che ufficiose notizie stampa di novembre scorso, finora prive di riscontro in atti ufficiali pubblicati all'albo informatico pretorio del Comune, indicano nel consigliere comunale di maggioranza Giuseppe Bufo (gruppo misto), attuale membro della commissione consiliare cultura, la figura a cui il sindaco Cannito ha, o avrebbe, affidato mediante lettera ad personam l'incarico di provvedervi nella "richiesta di collaborazione" sulla responsabilità dell'intero percorso istitutivo e coordinamento del lavoro sul tema, affiancandosi agli assessori alla Cultura e al Turismo e ai rispettivi Settori comunali.
Come per altre questioni amministrative e progettistica di vario genere (lavori pubblici e quant'altro), la eredità lasciata dalla trasparente amministrazione Cascella ha consentito una vita di rendita a chi è venuto dopo. Infatti, i più recenti provvedimenti ufficiali adottati restano due delibere di giunta: la n. 50 del 22 febbraio 2018 ("Disfida di Barletta. Linee di indirizzo per la costituzione della Fondazione. Presa d'atto dello schema di statuto") e la n. 49 dell'8 aprile 2016 ("Indirizzi su costituzione della Fondazione") dove veniva costituito un comitato di esperti e si dava via libera ad un pubblico confronto a più voci sfociato nell'incontro a Palazzo della Marra fra studiosi, associazioni, addetti ai lavori: momento rimasto memorabile perché unico sul panorama cittadino della cosiddetta "democrazia partecipativa" in merito ad un tema così appassionante come l'evento che fa della Disfida il brand di tutta una città nella sua intitolazione voluta dal sindaco Salerno come motto istituzionale.

A questa prima fase offrirono al sindaco Cascella la disponibilità personale quali membri del comitato: Corrado Allegretta, ex presidente del Tribunale Amministrativo Regionale pugliese; Massimo Bray, già ministro per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo, ex presidente del Consiglio di amministrazione della Fondazione "La notte della taranta" e attualmente direttore editoriale dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana; Francesco Delzio, direttore relazioni esterne, affari istituzionali e marketing di Autostrade per l'Italia; Raffaele Fiore, avvocato e già sindaco della città; Carmelo Grassi, presidente del Teatro Pubblico Pugliese; Francesca Paola Napolitano, notaio; Patrizia Rutigliano, presidente della Federazione Relazioni Pubbliche Italiana (FERPI).Di quell'esperienza, BarlettaViva ne ha parlato nell'intervista del giornalista Nino Vinella con Nicola Corvasce, barlettano, in quel momento dirigente del servizio legislativo della Giunta regionale pugliese e principale referente dell'amministrazione comunale nel momento in cui quella Giunta decise di mettere mano concretamente all'idea progettuale della Fondazione.

Si torna a parlare di Fondazione per la Disfida di Barletta con l'affidamento dal Sindaco al Consigliere comunale Bufo dell'incarico: chi, come Lei, ha seguito le fasi preliminari dell'Amministrazione Cascella, quale contributo darebbe in questa fase di attività?
«Innanzitutto esprimo il mio compiacimento per il fatto che il problema stia tornando di attualità e che sia entrato a far parte dell'agenda dell'amministrazione Cannito. La risposta a questa domanda potrebbe ridursi in un semplice "Darei lo stesso contributo e alle stesse condizioni, vale a dire a titolo gratuito". La questione va invece oltre la mia persona. Nel 2016 fu costituita, dalla Giunta guidata dall'allora sindaco Cascella, una commissione di 8 componenti, barlettani e non, ritenuti professionalmente e culturalmente autorevoli, della quale ho avuto l'onore di far parte.

Questo gruppo di lavoro, al contrario della vulgata sulle commissioni, ha avuto fin dall'inizio una mission ben precisa, che era quella di porre le basi per la costituzione di una Fondazione cosiddetta "di partecipazione" denominata "Disfida di Barletta".

In effetti essa ha prodotto uno schema di statuto e ha enucleato una serie di passaggi di natura giuridica, amministrativa, finanziaria e organizzativa necessari per la formale costituzione della Fondazione. Il tutto è rimasto poi lì con la fine della consigliatura.

Successivamente sono stato interpellato più volte in quanto ho approfondito la problematica scrivendo alcuni articoli su diverse testate, cartacee e on line, incentrati sulle ragioni che rendono necessaria una Fondazione, cosa della quale sono convinto oggi più che mai. Tuttavia per quanto attiene alla disponibilità a riprendere il lavoro spostando in avanti l'asticella, la domanda andrebbe fatta anche agli altri componenti della commissione.

Ho già fatto presente questo punto di vista al consigliere Bufo e credo che stia già operando in questa direzione. Sarebbe una cosa molto positiva se vi fosse un riscontro favorevole da parte di tutti o anche solo di una parte, in modo che si potrebbe ripartire da una buona base».

Quanto già fatto dal 2016 dovrà costituire momento di non ritorno o sarebbe legittimo attendersi un ulteriore ed aggiornato approccio alla questione?
«In realtà non si tratta, a mio parere, di due opzioni alternative. I risultati del lavoro svolto dalla commissione costituiscono anche il contenuto di atti amministrativi. Anche per questa ragione, oltre a quanto detto in precedenza, da essi non si può prescindere e da lì bisogna ripartire. Al tempo stesso l'approccio alla problematica e la ricerca delle soluzioni amministrative, organizzative e finanziarie deve necessariamente tenere conto dell'evoluzione che c'è stata, perché nel frattempo lo scenario circostante ha avuto alcune evoluzioni. Mi riferisco soprattutto alla situazione politica sia locale che nazionale, al quadro legislativo e all'esperienza di altre Fondazioni con le stesse finalità.

A mio giudizio andrebbe inoltre approfondito il rapporto tra la rievocazione storica della Disfida e le altre attrattive culturali, artistiche e monumentali di Barletta e del più ampio territorio circostante. Del resto l'itinerario romanico e quello federiciano, Barletta città marinara, Eraclio, De Nittis e il teatro Curci non sono luoghi o eventi isolati dal resto, ma fanno parte integrante, insieme alla Disfida, della tradizione storica e artistica del nostro territorio. Un piano di promozione turistica che parta dalla rievocazione dei fatti del 1503 non può non tenere conto di questo. Anche l'utilizzo e la funzione stessa della Cantina della Sfida andrebbero riviste in questa ottica».

Le diverse chiavi di lettura sulla storicità della Disfida di Barletta e dunque sulla sua incidenza nel mondo delle rievocazioni: la Fondazione ne terrà conto?
«Sulla Disfida si sono sviluppate nel tempo almeno quattro letture diverse:
  1. quella patriottica, in auge durante il Risorgimento e che vive ancora oggi;
  2. quella immaginifica, con finalità letterarie e cinematografiche, che incentra la sua attenzione su singoli protagonisti dell'evento, costruendovi intorno trame e situazioni basate sulla fantasia;
  3. quella storica, che affonda le sue radici, come in tutte le ricerche storiografiche, sulla ricerca e l'esame rigoroso delle fonti documentali;
  4. quella rievocativa, con focalizzazione sui costumi e le tradizioni belliche e cavalleresche dell'epoca, a fini di attrazione turistica.
Di tanto in tanto sono sorti negli ultimi tempi alcuni contrasti tra queste diverse chiavi di lettura, in particolare tra le ultime due. A tale proposito Renato Russo si è già espresso in diverse circostanze sulla inutilità delle polemiche e sulla possibilità e opportunità della convivenza tra questi differenti approcci. Condividendo in pieno questa tesi, mi limito a rinviare ad essa non aggiungendo altro.

Tornando alla Fondazione, il focus è certamente sull'aspetto turistico-rievocativo, ma non si capisce perché essa non debba contemporaneamente incentivare la ricerca storica o, per esempio, promuovere borse di studio tematiche, come del resto fanno altre Fondazioni dello stesso tipo e come è nella natura stessa delle Fondazioni. Dico di più: nell'oggetto sociale dello schema di statuto è già prevista la coesistenza tra questi differenti obiettivi».
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