Barletta 1922: tutto questo non è un film
Con il Fasano è vittoria da antologia. Un qualcosa che resterà per sempre, a prescindere da una Serie C ora vicinissima
lunedì 13 aprile 2026
12.10
Già, tutto questo non è un film. Ci perdoni la brava Gerardina Trovato per aver rubato il titolo di una sua famosa canzone (che tra l'altro trattava temi ben più seri e drammatici rispetto auna partita di calcio), ma davvero non troviamo parole diverse per definire quel che è stato Barletta-Fasano 3-2, da tali e tante sono le fortissime emozioni, unite anche a qualche lacrima, che ancora ci pervadono.
Perché Barletta-Fasano del 12 aprile 2026 passerà agli annali come un qualcosa di cinematografico, con una splendida sceneggiatura (quella di un Puttilli da Serie B), e una trama degna di capolavori del grande schermo come la saga di Rocky, "Fuga per la Vittoria", o "Ogni maledetta domenica".
C'è stato di tutto in Barletta-Fasano, a partire da capitan Riccardo Lattanzio che la sblocca con un tocco sotto misura che lì per lì sembrava aver già deciso partita e campionato, dal momento che il Martina era ancora sullo zero a zero con la Real Normanna, dopo la fine del primo tempo del match poi vinto per 2-0 dalla squadra di Laterza.
Poi c'è da considerare il fatto che in tanti avevamo quasi inconsciamente dimenticato che si stava giocando contro una grande squadra come il Fasano: una compagine che, vista all'opera per un'ora abbondante al Puttilli, facciamo davvero fatica a comprendere come abbia fatto, ad esempio, a lasciare per strada ben sette punti tra il quasi retrocesso Pompei e la già retrocessa Acerrana.
Succede così che De Mori e Penza, a nostro giudizio due dei migliori under del girone H di Serie D, se non dell'intera categoria, ribaltano un Barletta che appariva stanco, incerto, impreciso, completamente in balia sulla propria trequarti delle giocate dei fortissimi ed esperti Corvino e Falzerano, come testimoniato dal gol del vantaggio fasanese firmato da Penza, ma mirabilmente confezionato dai primi due.
Eh sì! L'aveva preparata decisamente bene mister Padalino: resistere al prevedibile assedio barlettano, per poi magari provare il tutto per tutto nel finale inserendo altri pezzi da novanta come Banegas e Salzano.
Ma per il Fasano era andata evidentemente meglio del previsto, e mentre Penza veniva sommerso esultante dall'abbraccio dei suoi compagni, nonostante il +2 in classifica a vantaggio del Barletta anche in caso di sconfitta, nella mente degli ottomila del Puttilli iniziavano a balenare tanti fantasmi di un passato più o meno recente: dall'Aversa di Ingenito del 2007, all'Aversa di Sarli del 2008; dal disastro di Grottaglie, sempre in quel 2008, all'invalicabile muro dell'Alghero; dalla rottura del giocattolo "triplete" a Martina Franca, fino agli implacabili colpi alle ambizioni del Barletta fariniano sferrati da D'Anna e Santoro, che proiettarono il Brindisi verso il paradiso, mentre a Barletta ancora si pensava alla Cavese.
Del resto qualche inquietante coincidenza con il 2023 c'é stata anche in questi mesi: ci riferiamo in particolare alle famose cinque giornata di Matteo (inteso come Di Piazza), alle quali tre anni dopo sarebbero seguite le cinque giornate di Giancarlo…
E come a Barletta, forse inconsciamente ebbri di preparativi per la grande festa, avevamo colpevolmente quasi dimenticato quanto forti fossero i vari Falzerano, Pinto, Bianchini e il vecchio ma calcisticamente meraviglioso capitan Corvino, così il Fasano non aveva fatto i conti nell'ordine con: la decisione di Paci di ricomporre la coppia di centrocampo Cancelli-Piarulli (causa anche un Domenico Franco non al 100%) che tanto bene aveva fatto nella prima parte della stagione; e poi con un altra mossa intelligente del mister barlettano, come quella di sostituire Fabio Laringe inserendo Giuliano Alma sulla destra, e spostando a sinistra Malagnino, con il duplice compito di aiutare in copertura Basso, e poi di lasciare spazio agli inserimenti sulla sinistra dell' olandese "made in Andria", al secolo Savio Piarulli.
Ma soprattutto, riprendendo il nostro film in biancorosso, Paci ha inserito Giancarlo Malcore, il quale ha deciso che il finale della storia biancorossa del 2026 non poteva e non doveva essere lo stesso del 2023, oltre a voler ricordare a tutto l'ambiente Barletta che lui, questo malefico e rognoso girone H di serie D, lo ha già vinto due volte, e da assoluto protagonista.
Succede così che a dieci minuti dal novantesimo, su delizioso assist su piazzato di Giuliano Alma, Giancarlo Malcore decide di mandare il pallone alle spalle del portiere fasanese Piras con un tocco a metà strada tra il Paolo Rossi del 1982 e (purtroppo per noi italiani) lo Zlatan Ibrahimovic di Euro 2004.
Un Giancarlo Malcore che in ogni caso aveva già dato una sonora sveglia a un Barletta fino al suo ingresso quasi irretito a centrocampo dal palleggio fasanese.
Quel che è poi successo al 95' è un qualcosa di veramente difficile da spiegare: fuga di Piarulli sulla sinistra, palla al centro e Malcore che incorna di testa quello che con molta probabilità è il pallone della tanto agognata e riconquistata Serie C, con il Puttilli che nei restanti secondi di recupero diventa una bolgia dantesca, tra spalti che letteralmente tremano, e gente addirittura in lacrime dalla gioia.
Una sensazione di frastuono e di felice e commovente ebbrezza per un gol del Barletta, che forse si era visto soltanto ai tempi del primo anno di Serie B, quando un missile di Giorgio Magnocavallo spaccò letteralmente la porta del Genoa, regalando quella che fu la vittoria decisiva per quella incredibile prima salvezza in cadetteria.
Tutto il resto è solo delirio, gioia, felicità per un Barletta stoico, enorme, cinematografico, anche se tutto questo non è un film...
Perché Barletta-Fasano del 12 aprile 2026 passerà agli annali come un qualcosa di cinematografico, con una splendida sceneggiatura (quella di un Puttilli da Serie B), e una trama degna di capolavori del grande schermo come la saga di Rocky, "Fuga per la Vittoria", o "Ogni maledetta domenica".
C'è stato di tutto in Barletta-Fasano, a partire da capitan Riccardo Lattanzio che la sblocca con un tocco sotto misura che lì per lì sembrava aver già deciso partita e campionato, dal momento che il Martina era ancora sullo zero a zero con la Real Normanna, dopo la fine del primo tempo del match poi vinto per 2-0 dalla squadra di Laterza.
Poi c'è da considerare il fatto che in tanti avevamo quasi inconsciamente dimenticato che si stava giocando contro una grande squadra come il Fasano: una compagine che, vista all'opera per un'ora abbondante al Puttilli, facciamo davvero fatica a comprendere come abbia fatto, ad esempio, a lasciare per strada ben sette punti tra il quasi retrocesso Pompei e la già retrocessa Acerrana.
Succede così che De Mori e Penza, a nostro giudizio due dei migliori under del girone H di Serie D, se non dell'intera categoria, ribaltano un Barletta che appariva stanco, incerto, impreciso, completamente in balia sulla propria trequarti delle giocate dei fortissimi ed esperti Corvino e Falzerano, come testimoniato dal gol del vantaggio fasanese firmato da Penza, ma mirabilmente confezionato dai primi due.
Eh sì! L'aveva preparata decisamente bene mister Padalino: resistere al prevedibile assedio barlettano, per poi magari provare il tutto per tutto nel finale inserendo altri pezzi da novanta come Banegas e Salzano.
Ma per il Fasano era andata evidentemente meglio del previsto, e mentre Penza veniva sommerso esultante dall'abbraccio dei suoi compagni, nonostante il +2 in classifica a vantaggio del Barletta anche in caso di sconfitta, nella mente degli ottomila del Puttilli iniziavano a balenare tanti fantasmi di un passato più o meno recente: dall'Aversa di Ingenito del 2007, all'Aversa di Sarli del 2008; dal disastro di Grottaglie, sempre in quel 2008, all'invalicabile muro dell'Alghero; dalla rottura del giocattolo "triplete" a Martina Franca, fino agli implacabili colpi alle ambizioni del Barletta fariniano sferrati da D'Anna e Santoro, che proiettarono il Brindisi verso il paradiso, mentre a Barletta ancora si pensava alla Cavese.
Del resto qualche inquietante coincidenza con il 2023 c'é stata anche in questi mesi: ci riferiamo in particolare alle famose cinque giornata di Matteo (inteso come Di Piazza), alle quali tre anni dopo sarebbero seguite le cinque giornate di Giancarlo…
E come a Barletta, forse inconsciamente ebbri di preparativi per la grande festa, avevamo colpevolmente quasi dimenticato quanto forti fossero i vari Falzerano, Pinto, Bianchini e il vecchio ma calcisticamente meraviglioso capitan Corvino, così il Fasano non aveva fatto i conti nell'ordine con: la decisione di Paci di ricomporre la coppia di centrocampo Cancelli-Piarulli (causa anche un Domenico Franco non al 100%) che tanto bene aveva fatto nella prima parte della stagione; e poi con un altra mossa intelligente del mister barlettano, come quella di sostituire Fabio Laringe inserendo Giuliano Alma sulla destra, e spostando a sinistra Malagnino, con il duplice compito di aiutare in copertura Basso, e poi di lasciare spazio agli inserimenti sulla sinistra dell' olandese "made in Andria", al secolo Savio Piarulli.
Ma soprattutto, riprendendo il nostro film in biancorosso, Paci ha inserito Giancarlo Malcore, il quale ha deciso che il finale della storia biancorossa del 2026 non poteva e non doveva essere lo stesso del 2023, oltre a voler ricordare a tutto l'ambiente Barletta che lui, questo malefico e rognoso girone H di serie D, lo ha già vinto due volte, e da assoluto protagonista.
Succede così che a dieci minuti dal novantesimo, su delizioso assist su piazzato di Giuliano Alma, Giancarlo Malcore decide di mandare il pallone alle spalle del portiere fasanese Piras con un tocco a metà strada tra il Paolo Rossi del 1982 e (purtroppo per noi italiani) lo Zlatan Ibrahimovic di Euro 2004.
Un Giancarlo Malcore che in ogni caso aveva già dato una sonora sveglia a un Barletta fino al suo ingresso quasi irretito a centrocampo dal palleggio fasanese.
Quel che è poi successo al 95' è un qualcosa di veramente difficile da spiegare: fuga di Piarulli sulla sinistra, palla al centro e Malcore che incorna di testa quello che con molta probabilità è il pallone della tanto agognata e riconquistata Serie C, con il Puttilli che nei restanti secondi di recupero diventa una bolgia dantesca, tra spalti che letteralmente tremano, e gente addirittura in lacrime dalla gioia.
Una sensazione di frastuono e di felice e commovente ebbrezza per un gol del Barletta, che forse si era visto soltanto ai tempi del primo anno di Serie B, quando un missile di Giorgio Magnocavallo spaccò letteralmente la porta del Genoa, regalando quella che fu la vittoria decisiva per quella incredibile prima salvezza in cadetteria.
Tutto il resto è solo delirio, gioia, felicità per un Barletta stoico, enorme, cinematografico, anche se tutto questo non è un film...