Via dei Muratori: sentenza e tempi che stringono - entro il 1° marzo 2026 l’esecuzione dell’ordine dei giudici

La nota dell'imprenditore Aldo Musti

giovedì 29 gennaio 2026 18.02
«C'è una scadenza precisa che incombe sull'Amministrazione comunale e sugli uffici tecnici competenti. È quella fissata dalla sentenza del TAR del 1° dicembre 2025 (n. 1373/2025), che ha ribadito l'obbligo di dare esecuzione a quanto già stabilito nei precedenti pronunciamenti giudiziari. Da quella data decorre infatti il termine di 90 giorni, entro il quale l'Ente è chiamato ad assumere atti concreti e coerenti con l'ordine dei giudici. Un termine che porta la scadenza al 1° marzo 2026. La sentenza del 1° dicembre non arriva isolata, ma si inserisce in un percorso ormai lungo e articolato, segnato da una serie di atti consiliari e pronunciamenti giurisdizionali». Così l'imprenditore Aldo Musti.

«Nel tempo, il Consiglio comunale è intervenuto più volte con deliberazioni di indirizzo – dalla DGC n. 153/2004, passando per la DCC n. 51/2011, la DCC n. 21/2019, fino alla più recente DCC n. 92/2025 – mentre i giudici amministrativi sono stati chiamati a pronunciarsi in diverse occasioni, fino all'ordinanza del Consiglio di Stato del 23 gennaio 2026, che ha respinto l'istanza cautelare proposta dal Comune. Proprio la DCC n. 92/2025, approvata a larga maggioranza, ha richiamato la necessità di definire un percorso chiaro: interventi da programmare, cronoprogramma e risorse, per dare finalmente esecuzione alle decisioni assunte e alle sentenze intervenute. Oggi il nodo non è più interpretativo. La giurisprudenza amministrativa ha tracciato una linea netta e il fattore tempo assume un ruolo centrale. Il mancato rispetto del termine indicato dai giudici espone infatti l'Ente al rischio di un ulteriore giudizio di ottemperanza, con la possibile nomina di un commissario ad acta. Uno scenario che nessuno auspica, perché segnerebbe il passaggio della gestione della vicenda da una sede politico-amministrativa a un soggetto esterno, chiamato ad agire in sostituzione dell'Amministrazione. Alla vigilia del Consiglio comunale del 5 febbraio, la scadenza del 1° marzo 2026 rappresenta dunque un passaggio chiave. Non tanto per alimentare contrapposizioni, quanto per evitare che il trascorrere del tempo renda inevitabile un nuovo intervento della magistratura».