La scrittura, le immagini e le parole del viaggio quotidiano

Il testo di Giuseppe Lagrasta

domenica 28 giugno 2026
Il tempo dell'estate, tra giorni lavorativi, week end e ferie agostane, trascorre con il caldo e l'afa, sempre e totalmente, persistenti. E in questa condizione, tra mare, spiaggia, passeggiate e incontri quotidiani, scrivere, trovando il tempo e gli spazi giusti per farlo, rappresenta una soluzione costruttiva per declinare il tempo liberato da altre attività. Così scegliere una azione indirizzata alla riflessione sugli impegni della vita quotidiana, scrive il prof. Giuseppe Lagrasta, rappresenta un motivo fondamentale per affrontare temi e ragioni da appuntare sul diario oppure da registrare sul taccuino del viaggio quotidiano. L'esercizio della scrittura quotidiana, si conferma una scelta importante, in quanto, supporta le ore che dedichiamo alla nostra esistenza, annotando le scelte orientate al recupero delle energie interiori e alla contestualizzazione di dubbi e incertezze, consentendoci di interrogare l'oracolo narrativo di Andrea Camilleri.

Andrea Camilleri, Perché scrivo
Lo scrittore Andrea Camilleri alla domanda del "perché scrive" ha risposto: "Scrivo perché è sempre meglio che scaricare casse al mercato centrale"; "Scrivo perché dopo posso dedicare i libri ai miei nipoti"; "Scrivo perché non so fare altro"; "Scrivo perché così mi ricordo di tutte le persone che ho amato"; "Scrivo pe restituire qualcosa di tutto quello che ho letto"; "Scrivo perché mi piace raccontarmi storie"; "Scrivo perché mi piace raccontare storie"; "Scrivo perché alla fine posso prendermi la mia birra". (A. Camilleri, "Perché Scrivo", con una nota di Salvatore, Silvano Nigro, Edizioni Henry Beyle, Milano, 2025). In queste dichiarazioni si denota tutta l'ironia, la cura e l'amore che lo scrittore siciliano ha nutrito verso la narrazione e la scrittura. E soffermandoci su alcune sue parole-chiave in merito al "perché si scrive", annotiamo che Andrea Camilleri sottolinea quanto la scrittura svolga la funzione del ricordo, dell'amore per le persone amate e per il piacere di raccontare e di raccontarsi. La felicità di scrivere che Andrea Camilleri ha vissuto e ha raccontato è una testimonianza preziosa e come afferma Salvatore S. Nigro nella nota al libro: "Camilleri, confessava di scrivere perché non sapeva fare altro. Ma sornionamente metteva in conto, come rivincita la gioia: il piacere di raccontarsi e di raccontare storie; di concedersi "il gioco della leggerezza" che gli dava il privilegio di dedicarsi agli "esercizi di memoria famigliari e letterari da destinare ai nipoti". (S. S. Nigro, op. cit. p. 11). La dichiarazione del critico Salvatore S. Nigro, conferma quanto possa essere funzionale, senza proiettare l'aspirazione a divenire narratori, l'esercizio della narrazione dedicata alla promozione del benessere interiore in età adulta ma anche in età adolescente e conferma quanto l'esercizio dello scrivere, narrando, rappresenti una sfida fondamentale da porre in essere durante il tempo liberato dalle occupazioni quotidiane richieste dalla società complessa e dalla società artificiale.

La gioia di narrarsi
Riscoprire la gioia e la felicità di scrivere e di scriversi, consente alle nostre parole di incontrare le parole e i sentimenti degli altri. Parole ed esperienze che ci permettono di confrontarci, di esperire, cioè di dialogare con i sentimenti dell'altro, e di abitarli con consapevolezza nella relazione interpersonale. Scrivere riflettendo, rappresenta un autentico esercizio del ritrovarsi, del riconoscere se stessi, ma è l'occasione per esplorare con autenticità l'ambiente e il mondo sociale che ci attornia.
Scrivere per descrivere, abitando il tempo della pausa e della riflessione per essere ed esserci e per interpretare le emozioni che connotano i contesti complessi che abitiamo. Così, riteniamo condividere e riflettere chiedendoci perché "Si Scrive". Si scrive nella prospettiva di promozione del benessere personale e condiviso e spesso si è indotti a scrivere, perché il tempo e lo spazio scivolano nello scorrere silenzioso delle ore e del tempo personale. Si scrive perché il teatro della memoria sprigiona il bisogno di punteggiare gli accadimenti, le coincidenze, e i problemi legati ai sintomi emotivi, esistenziali, passionali, attraversati da desideri che spesso interpretiamo con difficoltà. Si scrive perché il cuore sente il bisogno di osservare ciò che scivola agli occhi e che gli occhi del cuore non perdono di vista, in modo da accogliere quelle immagini e deporle in uno scrigno dedicato all'avventura umana ed autobiografica. Si scrive perché, la scrittura consente di raccontare alcune impressioni e suggestioni che vanno scomparendo agli orizzonti, a causa della velocità e dell'immediatezza della vita quotidiana. Si scrive perché la vita riflessiva ha bisogno di essere illuminata dalle parole spirituali, dalle relazioni umane, dal dialogo e dall'ascolto e dalla comunicazione delle emozioni.

Veleggiare nell'alto mare aperto della poesia
L'esperire della vita interiore richiede di scrivere, per farci ritrovare le parole per dire ciò che non riusciamo a comunicare e a comunicarci; così, trasformare in narrazione l'assalto delle emozioni e delle notizie che producono risonanza d'introspezione, rappresenta una modalità essenziale di comunicazione con sé stessi e che supporta la maturazione della relazione dialogica. Si scrive, quindi, recuperando le parole e i sentimenti attraverso la definizione di una mappa trasformativa composta da descrizioni, narrazioni gratificanti e illuminanti, lettere da inviare a destinatari, ironici e poetici. Tutto ciò è specchio del mondo spirituale che dovrà essere valorizzato da chi scrive per poter assaporare la curiosità della scoperta, riconoscendo i mutamenti, i fantasmi che pervadono la mente di dubbi e incertezze. Con l'approfondimento dell'esercizio della scrittura si valorizza l'interesse per la lettura di uno scrittore o di una scrittrice e tale curiosità intellettuale, interconnette e stimola a curiosare tra le loro opere, scoprendo così con l'autore o l'autrice, l'altra faccia illuminata della narrazione.
Le azioni previste dal metodo dell'approccio riflessivo alla lettura e alla scrittura (strategie narrative come indagine autobiografica per l'educazione sentimentale) consentono di punteggiare lo sviluppo di idee, di pensieri e di ipotesi che non ci sovvengono quando siamo stretti tra il tempo quotidiano e il tempo lavorativo, elementi da punteggiare nelle pause esistenziali attraverso la forma della scrittura del taccuino oppure del diario ma anche con la forma epistolare oppure poetica. Non basta scrivere i messaggi quotidiani tramite gli strumenti digitali, mail e quant'altro ma occorre rivisitare, con gli strumenti dello scrivere, gli spazi nascosti della nostra esperienza e della nostra interiorità, valorizzando quei racconti come fonti e radici ma anche come scrigni da illuminare di una tenerezza e di una dolcezza, dimenticate.

Il block notes e la penna a biro
Scrivere anche con la penna a biro, vuol dire poter catturare il piacere di sfogliare le pagine del block notes nel momento in cui sorge spontaneo il desiderio di rileggere quanto è stato descritto e raccontato. Il richiamo all'uso della penna e del foglio di carta, non vuol essere un invito a tornare indietro nel tempo, un invito teso a restaurare strumenti ritenuti ormai obsoleti (?), ma vuole essere un'esortazione a custodire la memoria di una luce che rifletta il bianco della pagina e che non assegni alla pagina, soltanto il luogo per fare esercizi di memoria ma che costruisca un osservatorio di narrazione per esercitarsi a vivere nel presente con la persistenza del futuro che è già tra noi. Così, scrivere, seguendo il "Perché Scrivo" dettato da Andrea Camilleri, induce a scoprire l'elogio della leggerezza, della felicità del racconto, della gioia dell'infinito, dell'alfabeto delle emozioni e delle passioni da condividere con gli altri. E Andrea Camilleri, lo ha dimostrato con la sua scrittura umanante ed emotiva, ricca e appassionata di suspense, di attese e di esistenze smarrite, di coincidenze e di incomprensioni, di desideri di vita e di esistenza autentica. Veleggiando così nell'alto mare aperto della poesia.

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