La barlettana Andrea Dinunno trionfa al concorso nazionale “Una poesia dal cassetto”

Quattro poesie che valgono un primo premio: la giovane conquista Torino portando la città di Barletta sul palcoscenico nazionale.

sabato 23 maggio 2026
A cura di Marco Cassatella
Andrea Francesca Dinunno, giovane poetessa barlettana, neolaureata in Lettere Moderne all'Università degli Studi di Foggia, si è aggiudicata il primo posto nella del concorso nazionale "Una poesia dal cassetto", promosso dall'Associazione Culturale "Paidòn Pòiesis".

La premiazione, svoltasi il 16 maggio a Torino, ha visto trionfare la studentessa Dinunno grazie alla sua silloge – che consta di quattro componimenti poetici: Itaca, Zoe, Eclissi e Pianissimo, questi sono i titoli delle poesie citate, di cui poter riconoscere già la forza espressiva e la coerenza poetica.

Il momento di premiazione, che ha raccolto giovani studenti e studentesse, autori o autrici, provenienti da diverse università italiane, ha confermato la vitalità di un circuito culturale che, pur spesso marginale rispetto ai grandi flussi mediatici, continua a produrre esperienze significative.

Il concorso, giunto all'edizione XI e destinato quest'anno anche agli studenti e alle studentesse universitarie, ha selezionato i testi, offrendo ai vincitori la possibilità di vedere le proprie opere pubblicate in un volume antologico presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino.

Le poesie di Dinunno si distinguono per un tono intimo e allo stesso tempo musicale, per immagini che rimandano alla memoria e al paesaggio interiore.

«Per me la scrittura è un atto di custodia, un'arte sottile di sottrarre all'oblio momenti effimeri ma pregni di senso. È uno dei modi più autentici che conosco per dare voce alle sensazioni più intime e sensibili, a quelle sfumature che spesso sfiorano l'anima senza trovare dimora nel linguaggio quotidiano. Scrivere, per me, significa raccogliere frammenti di vita e trasfigurarli in qualcosa che possa abitare il tempo: un'emozione trattenuta tra le righe, un battito affidato all'inchiostro. Vi è poesia nello stupore di un istante fuggevole, nella malinconia dolcissima della memoria, nel tocco lieve e salvifico di chi ha attraversato la nostra vita lasciandovi una traccia indelebile», afferma l'autrice, e questa dichiarazione attraversa i versi premiati: la cura del dettaglio, la capacità di trasformare il frammento in esperienza condivisibile, la ricerca di una lingua che sappia trattenere il tempo; difatti «nelle mie poesie albeggiano ricordi preziosi, dediche celate nel cuore, il prodigio della musica e dell'orchestra, la maestria del mare e l'incanto impresso nello sguardo» continua Dinunno, offrendo a chi legge una chiave per avvicinarsi al punto di vista di chi scrive.

Nel motivare la scelta, la giuria ha sottolineato la coesione tematica e la qualità stilistica dei componimenti, evidenziando come la giovane autrice sappia coniugare sensibilità personale e rigore formale.

«Quando ho appreso di aver ottenuto il primo posto, la notizia mi ha colta con sincera sorpresa. Ho scelto di partecipare a questo concorso soprattutto per il piacere puro della condivisione, per il desiderio di affidare dei miei componimenti allo sguardo degli altri, senza aspettative di riconoscimento, ma con la sola gioia di prendere parte a un dialogo poetico. Ricevere questo riconoscimento ha dunque assunto per me un significato ancora più profondo, perché ha confermato il valore di un gesto nato nella semplicità del desiderio di comunicare» precisa Andrea Dinunno.

Pertanto, il riconoscimento assume così un duplice valore: da un lato celebra il percorso individuale di una poetessa emergente; dall'altro richiama l'attenzione sulla presenza di talenti locali che spesso restano invisibili senza adeguati luoghi di espressione a causa della mancanza di investimenti stabili in spazi di lettura, laboratori, festival e progetti culturali sia nelle piazze che nelle scuole, col rischio preannunciato -così facendo- di disperdere le energie collettive e di rendere episodiche esperienze che potrebbero invece contribuire a rendere migliore il tessuto sociale in cui ciascuno e ciascuna di noi vive e co-abita.

La poesia, in questo senso, non è un lusso estetico, ma uno strumento di coesione e di ascolto: essa è capace di dare voce a fragilità, di costruire reti di senso e di offrire strumenti critici per affrontare allarmi sociali concreti — dalla solitudine giovanile alla marginalità culturale, dalla perdita di memoria collettiva alla difficoltà di dialogo tra generazioni.

«Ritengo infatti che la scrittura abbia una straordinaria capacità: quella di creare reti invisibili ma solide, di intrecciare sensibilità differenti e di generare condivisione attraverso la forza discreta e potente delle parole», dichiara ancora Dinunno, rimarcando, alla luce di quanto espresso, che l'atto poetico altro non è che un gesto fortemente comunitario, collettivo e identitario.

Sostenere iniziative culturali, finanziare progetti di promozione della lettura, inserire la poesia e la scrittura creativa nei percorsi formativi e creare occasioni pubbliche di incontro con autori e autrici: senza questi investimenti, il rischio è che i riconoscimenti restino singole medaglie, isolate, mentre la cultura - che pure può contribuire a prevenire tensioni sociali e a rafforzare il dovere civico - rimane ai bordi delle priorità politiche. Il premio conquistato della concittadina Andrea Francesca Dinunno è dunque motivo di orgoglio per la città di Barletta: la sua vittoria dimostra che la creatività giovanile può e deve competere a livello nazionale e merita attenzione, è la prova concreta che il talento culturale esiste e resiste anche dove le istituzioni lo ignorano.

La cultura è un presidio di democrazia e coesione sociale, investirci significa prevenire isolamento, fragilità e disgregazione: se le istituzioni non rispondono, toccherà alla comunità culturale - a noi cittadine e cittadini perciò - farsi carico del cambiamento e pretendere che la cultura torni a essere priorità sia come strumento pedagogico d'educazione sia come strumento stabile di aggregazione sociale, in un contesto storico piuttosto liquido, conquiso dall'individualismo e dalla distanza emotiva dal prossimo.