Jova Summer Party annullato, una riflessione sul futuro della città

La nota del segretario del movimento Amico, Oronzo Carli

sabato 15 agosto 2026 1.54
«Non voglio cercare colpevoli e non voglio giudicare una vicenda complessa come quella del Jova Summer Party senza conoscere fino in fondo tutti gli elementi. Se ci sono stati errori, sarà necessario accertarli; se emergeranno responsabilità, chi ha sbagliato dovrà risponderne. Ma il punto della mia riflessione è un altro: possiamo davvero continuare così? Perché guardando Barletta in questa estate 2026, personalmente faccio fatica a ricordare un'estate di così basso livello. E lo dico con amarezza, non con soddisfazione. La questione non è soltanto il Jova Summer Party. Quello è diventato il simbolo di qualcosa di più grande: una città che troppo spesso sembra vivere alla giornata e che non riesce a trasformare le proprie enormi potenzialità in una vera proposta turistica e culturale. E attenzione: i numeri regionali raccontano che il turismo pugliese cresce e che nel 2025 anche la provincia BAT ha registrato un aumento significativo, con il +7,5% degli arrivi e il +16,3% delle presenze. Proprio per questo la domanda è ancora più importante: quanto di questa crescita stiamo riuscendo a portare realmente a Barletta?». Così il segretario del Movimento Amico, Oronzo Carli.

«Io provo a guardare la città con gli occhi di un turista. Perché dovrei venire a Barletta? Cosa mi offre Barletta? Abbiamo una storia straordinaria, ma quanto della nostra storia stiamo realmente valorizzando? Abbiamo il Colosso, il Castello, De Nittis, la Disfida, la Cantina, il centro storico, le nostre chiese, due litorali. Abbiamo una tradizione gastronomica che potrebbe diventare uno straordinario strumento di promozione: vino, olio, pomodori, prodotti della terra, carne equina e una cucina popolare che racconta la nostra identità. E abbiamo il mare e un clima che molti ci invidiano.

Eppure, troppo spesso, sembra che tutto questo venga dato per scontato. Il turista che arriva dovrebbe trovare una città capace di sorprenderlo. Dovrebbe trovare luoghi culturali valorizzati, percorsi chiari, informazioni curate, iniziative durante tutta la stagione, eventi legati alla nostra storia e alle nostre produzioni. Invece, passeggiando per la città, le criticità sono sotto gli occhi di tutti.

La viabilità, con strade che in alcuni tratti sembrano una groviera. Le strisce pedonali che troppo spesso sono assenti o poco visibili. La segnaletica. Il decoro urbano. E poi le nostre litoranee. A Ponente il marciapiede dovrebbe essere uno spazio per i pedoni e invece troppo spesso viene occupato da tavolate, sedie, biciclette e altri ostacoli. Il pedone è costretto a spostarsi sulla strada o a convivere con biciclette elettriche e monopattini che sfrecciano accanto alle persone.
A Levante, invece, c'è anche il problema dell'illuminazione, con interi tratti che la sera non restituiscono certo l'immagine di una città turistica all'altezza delle proprie ambizioni. E allora torno alla domanda iniziale: Possiamo davvero continuare così? Possiamo continuare a parlare di turismo senza costruire una vera esperienza turistica? Possiamo continuare a parlare di cultura senza valorizzare fino in fondo il patrimonio che abbiamo?
Possiamo continuare a vivere di singoli eventi invece di costruire un calendario capace di attrarre persone durante tutta l'estate?

Possiamo permetterci di avere una città con una storia come la nostra e non trasformarla in una vera economia della cultura e del turismo? E c'è un'altra questione che non possiamo più rimandare: il rapporto tra la città, l'ambiente e le attività produttive.

La vicenda dell'ex Cartiera ci impone una riflessione seria. Non è il momento di cercare medaglie politiche né di stabilire chi abbia ragione sui social. È il momento di capire, verificare e tutelare i cittadini.
Barletta ha una forte presenza di attività industriali all'interno del proprio territorio urbano. Dobbiamo avere il coraggio di discutere anche del futuro di queste aree, della loro compatibilità ambientale e urbanistica e della possibilità, dove necessario e possibile, di programmare nel tempo una diversa collocazione delle attività più incompatibili con una città che vuole puntare sempre di più su turismo, cultura, ambiente e qualità della vita. Non significa essere contro le imprese.
Significa avere una visione. Perché il dato economico dovrebbe farci riflettere: la provincia BAT, secondo la classifica della Qualità della vita 2025, si colloca al 106° posto per valore aggiunto pro capite, con un valore stimato di circa 21 mila euro contro una media nazionale di oltre 34 mila. Allora forse il problema non è dire che Barletta "non ha nulla". Barletta ha tantissimo.
Il problema è che non stiamo valorizzando abbastanza quello che abbiamo.

Ed è questa, secondo me, la vera sconfitta. Non voglio fare l'ennesimo attacco all'amministrazione di turno. Non voglio neanche difendere o accusare qualcuno a prescindere. Voglio porre una domanda alla politica e alla città:
quando inizieremo davvero a cambiare metodo?

Perché Barletta non ha bisogno di una guerra continua tra maggioranza e opposizione. Non ha bisogno di chi festeggia quando l'altro fallisce. Non ha bisogno di chi aspetta il passo falso per chiedere dimissioni. Ha bisogno di persone capaci di sedersi intorno a un tavolo e dire: questa è la città che vogliamo e questo è quello che dobbiamo fare per costruirla. Da segretario del Movimento AMICO sento il dovere di dirlo con chiarezza: Barletta deve cambiare rotta.
Non perché tutto sia da buttare. Ma perché abbiamo troppo per accontentarci di così poco. Barletta non deve diventare una città che retrocede mentre le altre corrono. Deve finalmente diventare una città consapevole del proprio valore.
E il primo passo, forse, è smettere di dividerci e cominciare finalmente a costruire».