Italo Calvino e Jorge L. Borges. Dialogo immaginario sulla grammatica fantastica, seconda parte

di Giuseppe Lagrasta, scrittore e saggista

domenica 4 ottobre 2026 10.02
Il 19 settembre 1985, Italo Calvino, colpito da un malore, moriva in ospedale a Siena. In quell'estate lo scrittore stava preparando a Castiglion della Pescaia, le "Lezioni Americane", (definite così da Pietro Citati), che lo scrittore ligure si apprestava a tenere all'Università di Harvard, in occasione delle Charles Eliot Norton Poetry Lectures. Sono passati più di quarant'anni e l'attualità della scienza letteraria calviniana non smette di sorprendere. E tale "effetto sorpresa calviniano", coniugato "all'effetto sorpresa" di Jorge Luis Borges, consente ai lettori di fare una esperienza creativa, fantastica e immaginaria. In tale occasione ricordiamo, congiuntamente, il grande scrittore argentino, J. Luis Borges, scomparso a Ginevra, il 14 giugno del 1986. Quest'anno ricorre il quarantesimo
anniversario dalla sua dipartita, ma la sua presenza sulla scena letteraria mondiale dell'autore è ancora stimolante e generatrice di nuovi interessi da parte dei giovani narratori.
Indichiamo l'occasione donde è scaturita la costruzione del dialogo immaginario di Giuseppe Lagrasta. Il 16 ottobre 1984, presso il Ministero della Pubblica Istruzione, Italo Calvino pronunciò un discorso in occasione di una visita a Roma dello scrittore, Jorge Luis Borges. E Italo Calvino, presentando lo scrittore argentino, affermò che la sua, è una letteratura elevata al quadrato e nello stesso tempo una letteratura come estrazione della radice quadrata di sè stessa: una "Letteratura potenziale", per usare un termine che sarà usato più tardi in Francia, ma i cui preannunci possono essere trovati in "Finzioni", negli spunti e formule di quelle che avrebbero potuto essere le opere d'un ipotetico Herbert Quain". Lo stesso scrittore ligure farà parte del gruppo francese di Letteratura potenziale, denominato, OuLiPo (Ouvroir de LettératurePotentielle).
Il dialogo immaginario, inventato e costruito da Giuseppe Lagrasta, offre una mediazione tra la narrazione fantastica, attraverso il racconto breve, e l'interpretazione delle metafore e delle allegorie presenti nelle opere di Italo Calvino e di Jorge L. Borges. La fantasia è un posto ove ci piove dentro. Questa è la dichiarazione di Calvino rispetto all'immaginazione creativa e produttiva. Per J. L. Borges, la fantasia è un luogo in cui tra controversie del reale e congetture e confutazioni della plurirealtà, si origina la grammatica fantastica. E Borges lo ha dimostrato, attraverso la fantasia, spazio letterario immaginario dove si raccolgono le invenzioni dell'umanità, attraverso cui l'umanità tenta di mediare con i paesaggi sconosciuti della plurirealtà.

Dialogo immaginario

Roma 1984. Dopo la pausa pomeridiana, Italo Calvino e Jorge Luis Borges, si ritrovano in una trattoria romana per la cena, e continuano a chiacchierare sui temi relativi alla letteratura fantastica. Una serata d'ottobre, con un clima gradevole che riscalda anche il cuore. I due scrittori si stimano e già in passato hanno avuto contatti e collaborazioni significative.

Italo Calvino
Jorge, certo che i temi che abbiamo affrontato oggi, richiedono ulteriori approfondimenti. Partiamo allora, se lo ritieni opportuno, dalla narrativa fantastica che scaturisce dalla plurirealtà.
Jorge. L. Borges
Ma cosa intendi di specifico, per narrativa fantastica plurireale?
Calvino
La narrativa plurireale è rappresentata dalla tua pregevole scrittura, testimoniata dai protagonisti del racconto "l'Aleph", come Beatriz Viterbo e Carlos Argenteri, e da Richard Madden e Stephen Albert, due tra i protagonisti, del racconto "Il giardino dei sentieri che si biforcano".
Borges
Ma Italo, sono molto contento di questa tua interpretazione. Non è stato semplice far accettare il mio modello narrativo. E poi, nessuno aveva definito il mio modello narrativo, fantastico plurireale, che contiene in sé, il prismatico e l'assurdo. Anzi è la prima volta che ne sento parlare. E tu mi hai dato nuovi indizi di ricerca. Dovrò approfondire questo tuo punto di vista.
Calvino
Jorge, in questi giorni romani, mentre stavamo insieme, parlando di tante cose, non ho avuto occasione di descriverti il nuovo codice che intendo applicare alla tua narrativa fantastica, e cioè, il "Codice fantastico plurireale", che si diversifica, dai significati legati all'iperrealtà.
Borges
Mi diverte questa tua definizione di modello dei modelli di racconto fantastico, ma allo stesso tempo mi intriga. Quando tornerò a Buenos Aires, ti scriverò, e approfondiremo. Sto scrivendo alcuni articoli sulla tua narrativa fantastica. Per esempio a me intriga molto il tuo iper-romanzo, "Le città invisibili". Sto analizzando il testo. In quelle città ritrovo le immagini della mia Venezia, l'amore letterario mio, tutto per Marco Polo. E poi, il concetto di "Utopia" che fai emergere dalla descrizione delle città nascoste, dalle città continue, dalle città e i segni e i desideri, e dalle città e la memoria.
Calvino
Anch'io avrò modo di chiarirti meglio il mio pensiero in merito alla letteratura fantastica argentina, e in special modo, alla tua narrazione fantastica. Confermo che la narrazione plurirealecontiene in sé, il mondo prismatico e la relazione con l'assurdo che spesso emerge dai tuoi racconti brevi e straordinari.
Borges
E' vero, Italo, tu hai sempre scritto opere altamente originali, e penso, a "Il Cavaliere inesistente", a "Palomar". Ma vedi, anche tu, scrivendo quello opere, come per esempio, "Se una notte d'inverno un viaggiatore", un po' lo hai fatto emergere il tuo "Codice plurirealefantastico".
Calvino
E' interessante quello che affermi. La letteratura è un gioco che mette in moto una serie di congetture e di ipotesi. E' un gioco conoscitivoche impegna e supporta le luci e le ombre esistenziali di ognuno.
Borges
E senza fare complimenti, se la plurirealtà che è in noi, è assurda e prismatica, la stessa si contrappone al fantastico quotidiano e al fantastico visionario. Quindi il nostro modello di letteratura fantastica è plurivisionario. Possiamo confrontarci sugli esiti della tua narrazione, quella espressa in "Se una notte d'inverno un viaggiatore" e il mio racconto "L'Aleph". I protagonisti di quelle storie sono dei plurivisionari. E' un gioco di linguaggi e di grammatica fantastica. Risulta, anche una esplorazione della grammatica affettiva e interiore dei protagonisti.
Calvino
Senza dubbio. Certo, Jorge, è un risvolto narrativo che dobbiamo approfondire. Sì, Palomar è un plurivisionario, ma anche Amerigo Ormea, il protagonista del romanzo "La giornata di uno scrutatore" è un plurivisionario, come pure "Il cavaliere inesistente", "Il Visconte dimezzato" e "Il Barone rampante" e la loro azione è costruttiva, ideativa e creativa. Per me, anche il tuo "codice fantastico plurivisionario", promuove, liberamente, un sovvertimento sia del modello che del canone della letteratura fantastica. La grammatica fantastica, la nostra, è fatta di esplorazioni identitarie ed esistenziali, ironiche e dialogiche, trasgressive ed esplosive. Insomma, una grammatica fantastica plurivisionaria, paradossale e simbolica.
Borges
Forse Henry James, con "Il giro di vite" è stato paradossalmente un rappresentante, diretto, del racconto fantastico plurivisionario, ma anche Edgar Allan Poe. E pure il Don Chisciotte. E anche Franz Kafka con le sue "Metamorfosi" e "Il Castello" e "Cent'anni di solitudine" di G. Garcìa Màrquez. E poi, anche tu hai riabilitato l'umanità smarrita, dolente, ridefinita attraverso una creatività fatta di congetture, definizioni, e confutazioni. Soprattutto interpretando Dante Alighieri, ma anche Franz Kafka.
Calvino
Sì, sì, Dante, e Franz Kafka, una meraviglia di fantastico plurivisionario e iconoclasta. Vorrei, comunque dare una definizione della "grammatica fantastica" che ti contraddistingue rispetto agli altri scrittori.
Borges
In effetti, l'interesse per la definizione di una grammatica fantastica, mi intriga e allo stesso tempo mi incuriosisce. Sappi che, il mio universo letterario è molteplice e articolato e che il gioco dell'enigma, del silenzio, della solitudine e della paura della morte mi hanno sempre divorato. Il labirinto fatto di specchi ha decretato la luce e la natura del teatro della mia mente, ha mutato il narrare fantastico, attraversando la letteratura combinatoria e il gioco del caso, delle coincidenze e delle circostanze. Quindi la grammatica fantastica possiede per me un certo fascino, direi grammatica fantastica al quadrato, per le derive immortali che mi hanno sorpreso, per il gioco della bussola con la morte, per il labirinto, luogo drammatico e pervasivo. Nessuno di noi lo ha mai abitato. Il labirinto del Minotauro, s'intende.
Calvino
Sì, ancora una volta, convengo sulle tue dichiarazioni di poetica. Ma lo sai che la tua poetica è vasta e articolata, dove il molteplice si apre al complesso, e la complessità si intreccia alla metafora – madre della solitudine e del silenzio, della sorte e della vita. Ma sarà ora diandare a riposare. Torniamo in albergo. Domani mattina ci salutiamo prima che tu parta per Palermo.
Borges
D'accordo. Italo, hai una copia de "Le Città invisibili"?
Calvino
Sì, torniamo in albergo. Ne ho una copia in valigia. Te la passo.
Borges
Va bene, grazie, gentilissimo. E ora dopo quanto abbiamo detto sulle città, e su Venezia, la mia città preferita, sono contento di farmi rileggere la tua magnifica opera.
Calvino
Anch'io amo Venezia, e per me, Venezia è la città preferita. Ti ringrazio, comunque, perché sei molto gentile nel farmi i complimenti. Poi fatti da te. Mi onorano e mi inorgogliscono. Grazie Jorge, grazie, per le tue belle parole.
(Giunti in albergo, gli scrittori si salutano. Ripromettendosi, in futuro, di stabilire un rapporto epistolare.)

Nota di letture
J. L. Borges, Finzioni, Einaudi, Torino, 1961;
J. L. Borges, Tutte le opere, Meridiani Mondadori, vol. I, Milano, 1984;
J. L. Borges, Tutte le opere, vol. II, Milano, 1985;
I. Calvino, Una pietra sopra, Einaudi, Torino, 1980;
I. Calvino, Perché leggere i classici, Mondadori, Milano, 1991;
I. Calvino, Jorge Luis Borges, in I. Calvino, Perché leggere i classici, Mondadori, Milano, 1991;
G. Lagrasta, J. L. Borges, I. Calvino. Dialoghi immaginari, LuoghInteriori, Città di Castello, 2024;
R. Paoli, Tre saggi su Borges, Bulzoni, Roma, 1992;
R. Paoli, Borges e gli scrittori italiani, Liguori Editore, Napoli, 1997;
D. Scarpa, Italo Calvino, Edizioni Bruno Mondadori, Milano 1999.

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