«Cementeria, ordinanza di stop: la salute non si contratta, il lavoro non si abbandona»
La nota di Progetto Civico Italia - Barletta
sabato 27 giugno 2026
15.07
Abbiamo preso atto dell'ordinanza sindacale che dispone lo stop alle attività della cementeria, oramai inglobata nel centro cittadino. È una decisione che arriva dopo mesi di proteste, segnalazioni e della legittima preoccupazione dei residenti per la qualità dell'aria e la salubrità del quartiere. »
Progetto Civico Italia di Barletta è sempre stato chiaro: il diritto alla salute, sancito dall'articolo 32 della Costituzione, non è negoziabile. Nessuna attività produttiva può avere carta bianca quando mette a rischio la vita delle persone. L'ordinanza va in questa direzione e la sosteniamo con convinzione.
Ma la stessa Costituzione, all'articolo 4, tutela il diritto al lavoro. Non possiamo accettare che la chiusura di un impianto si trasformi in una condanna per le famiglie dei lavoratori. Salute e lavoro non sono due campi opposti, ma due facce della stessa medaglia: una città che vuole definirsi civile deve tutelare entrambe.
Sarà banale ricordarlo, ma abbiamo il fondato timore che si inizi a "sventolare" il livello occupazionale come uno spauracchio, al solo fine di evitare, ancora una volta, di mettere in campo con coraggio la vera proposta di svolta: la delocalizzazione.
È un copione già visto a livello nazionale con alcune grandi aziende strategiche italiane. Per ottant'anni hanno sventolato il destino dei lavoratori per incassare ogni forma possibile di sostegno e finanziamento pubblico, salvo poi chiudere le fabbriche, licenziare i dipendenti e trasferire le sedi legali all'estero. Di fronte a queste dinamiche bisogna mantenere un fermo equilibrio, ricordando che l'interesse generale e preminente della comunità viene prima degli interessi particolari.
A chi oggi si candida a cavalcare demagogicamente questo tema, chiediamo con forza: dov'eravate quando imprenditori improvvisati locali, con centinaia di dipendenti, hanno chiuso i battenti? Forse erano troppo impegnati a orientarsi verso la villa al mare o la macchina potente – per restare sobri – piuttosto che gestire le aziende con oculatezza e affrontare le sfide del mercato con reali competenze.
Per evitare che la storia si ripeta sulla pelle di Barletta, chiediamo al Sindaco, alla Provincia BAT, alla Regione Puglia e all'ASL Bt tre impegni immediati da inserire nell'attuazione dell'ordinanza: Tavolo di crisi permanente, ammortizzatori sociali e riqualificazione della forza lavoro, riconversione e delocalizzazione dell'area industriale, verifica costante attuale e futura condizione ambientale e igienico/sanitaria popolazione. Chiudere la cementeria è un atto di responsabilità verso chi vive lì accanto. Riconvertirla, delocalizzare e tutelare i lavoratori è un atto di responsabilità verso tutta Barletta. Non accetteremo che la battaglia per l'ambiente diventi uno scontro tra cittadini e operai. Non accetteremo che la difesa del lavoro diventi la giustificazione per l'inquinamento. Progetto Civico Italia ci sarà: al fianco dei residenti per la salute e al fianco dei lavoratori per il futuro. Perché il valore di una città si misura da come tratta i più deboli: sia chi respira polveri, sia chi rischia di perdere il proprio stipendio.
Progetto Civico Italia di Barletta è sempre stato chiaro: il diritto alla salute, sancito dall'articolo 32 della Costituzione, non è negoziabile. Nessuna attività produttiva può avere carta bianca quando mette a rischio la vita delle persone. L'ordinanza va in questa direzione e la sosteniamo con convinzione.
Ma la stessa Costituzione, all'articolo 4, tutela il diritto al lavoro. Non possiamo accettare che la chiusura di un impianto si trasformi in una condanna per le famiglie dei lavoratori. Salute e lavoro non sono due campi opposti, ma due facce della stessa medaglia: una città che vuole definirsi civile deve tutelare entrambe.
Sarà banale ricordarlo, ma abbiamo il fondato timore che si inizi a "sventolare" il livello occupazionale come uno spauracchio, al solo fine di evitare, ancora una volta, di mettere in campo con coraggio la vera proposta di svolta: la delocalizzazione.
È un copione già visto a livello nazionale con alcune grandi aziende strategiche italiane. Per ottant'anni hanno sventolato il destino dei lavoratori per incassare ogni forma possibile di sostegno e finanziamento pubblico, salvo poi chiudere le fabbriche, licenziare i dipendenti e trasferire le sedi legali all'estero. Di fronte a queste dinamiche bisogna mantenere un fermo equilibrio, ricordando che l'interesse generale e preminente della comunità viene prima degli interessi particolari.
A chi oggi si candida a cavalcare demagogicamente questo tema, chiediamo con forza: dov'eravate quando imprenditori improvvisati locali, con centinaia di dipendenti, hanno chiuso i battenti? Forse erano troppo impegnati a orientarsi verso la villa al mare o la macchina potente – per restare sobri – piuttosto che gestire le aziende con oculatezza e affrontare le sfide del mercato con reali competenze.
Per evitare che la storia si ripeta sulla pelle di Barletta, chiediamo al Sindaco, alla Provincia BAT, alla Regione Puglia e all'ASL Bt tre impegni immediati da inserire nell'attuazione dell'ordinanza: Tavolo di crisi permanente, ammortizzatori sociali e riqualificazione della forza lavoro, riconversione e delocalizzazione dell'area industriale, verifica costante attuale e futura condizione ambientale e igienico/sanitaria popolazione. Chiudere la cementeria è un atto di responsabilità verso chi vive lì accanto. Riconvertirla, delocalizzare e tutelare i lavoratori è un atto di responsabilità verso tutta Barletta. Non accetteremo che la battaglia per l'ambiente diventi uno scontro tra cittadini e operai. Non accetteremo che la difesa del lavoro diventi la giustificazione per l'inquinamento. Progetto Civico Italia ci sarà: al fianco dei residenti per la salute e al fianco dei lavoratori per il futuro. Perché il valore di una città si misura da come tratta i più deboli: sia chi respira polveri, sia chi rischia di perdere il proprio stipendio.