Barletta non esiste? Indignarsi o riflettere

Il racconto e l’esperienza di Guia Soncini su Linkiesta fa discutere dopo l’amaro annullamento del Jova Summer Party

giovedì 20 agosto 2026 10.45
A cura di Ida Vinella
Indignarsi o riflettere? È probabilmente questa la domanda da porsi – dopo profondi respiri - davanti all'articolo pubblicato oggi da Linkiesta e firmato da Guia Soncini, dal titolo volutamente provocatorio: "L'ombelico del mondo. Barletta non esiste, ma purtroppo ci sono stata".

Il racconto è quello di una permanenza di circa diciotto ore in città, arrivata sulla scia del concerto di Jovanotti previsto per il 17 agosto e successivamente annullato, condita da una "serie di sfortunati eventi" degni di una tragicomica avventura fantozziana. Nel mezzo ci sono una prenotazione alberghiera problematica, un taxi difficile da reperire, episodi di scortesia, servizi ritenuti insufficienti e una serie di disavventure che l'autrice utilizza per costruire un lungo racconto sarcastico e volutamente sopra le righe.

Soncini, giornalista, scrittrice ed editorialista di Linkiesta, è conosciuta proprio per una scrittura fortemente personale, ironica e provocatoria.

Questo, però, non significa che l'articolo non meriti una riflessione, sempre dopo lenti e profondi respiri, e tralasciando alcune opinioni impossibili da accettare (su tutte quella relativa alla Disfida di Barletta, enciclopedicamente raccontata ovunque, parte di un patrimonio di luoghi, attività e monumenti da visitare, in sintesi «cose da fare a Barletta» ce ne sono…).

Dopo (e già durante) la lettura dell'articolo, si può reagire in tanti modi. Si può ritenere ingeneroso trasformare una serie di disavventure personali in un giudizio così netto su un'intera comunità.

Il racconto di un visitatore occasionale non definisce Barletta: possiamo rasserenarci dunque? Ma è comunque la traccia di una Barletta che qualcuno ha incontrato e che ha ritenuto di rilanciare in un articolo giornalistico.

Piccola parentesi. Tornando a tutto ciò che in questi giorni ruota intorno a Jovanotti e al suo Summer Party, diventa fortemente d'attualità il tema della promozione territoriale e della comunicazione digitale. Voluta, sponsorizzata o semplicemente subìta. Da un lato sta tenendo banco la polemica per i 30mila euro che sarebbero stati spesi per la tappa del JovaGiro a Matera – a fronte della visibilità sui social dell'artista – con il meraviglioso valzer di pro e contro, opportunità contro spreco, e oggi un articolo giornalistico che distrugge Barletta, con sentenze espresse in un lessico che non lascia spazio alla redenzione, lascia un segno che forse non meritavamo.

Ed emerge, come spesso accade, il peso che porta con sé, con il suo carico di responsabilità, tutto ciò che è comunicazione, e il valore delle parole che si leggono sul web. Chiusa parentesi.

Viene spontaneo contrapporre al racconto di Soncini un'altra immagine, altrettanto parziale ma certamente più affettuosa.

A Milano, in zona San Siro, esiste da decenni il Trotter, ristorante pugliese che ha costruito una parte della propria identità proprio attorno al legame con Barletta. Nel reel pubblicato ieri dal titolare barlettano Michele D'Acquino in procinto di tornare dopo anni a Barletta da Milano, la parola "Barletta" viene ripetuta con un entusiasmo che sembra quasi un richiamo, una parola magica. È una Barletta diversa da quella scontrosa e "inesistente" incontrata da Soncini?

Ogni esperienza è vera, sicuramente, ma non può diventare manifesto di una città.

Ragioniamoci su però. Se Barletta vuole essere una città turistica, culturale e capace di attrarre visitatori che restano soddisfatti, non può limitarsi a chiedere ai turisti di amarla. Deve anche metterli nelle condizioni di farlo.

Oggi possiamo indignarci e offenderci, e possiamo riflettere.