«Barletta e i grandi eventi: serve una visione»

La nota dell'architetto Vincenzo Laforgia

domenica 16 agosto 2026 12.21
«Le vicende che, dal Jova Beach Party del 2022 fino alle più recenti criticità emerse intorno all'area dell'ex Cartiera, hanno interessato Barletta meritano una riflessione che vada oltre la cronaca e oltre il singolo evento. Nel 2022 la città ha dimostrato di essere capace di accogliere un appuntamento di grande richiamo. La risposta del pubblico, la partecipazione e l'attenzione mediatica hanno mostrato con chiarezza che Barletta possiede un potenziale reale nel circuito dei grandi eventi». Così l'architetto Vincenzo Laforgia.

«Allo stesso tempo, quella esperienza ha fatto emergere criticità ambientali e logistiche che oggi, alla luce di quanto accaduto successivamente, non possono essere considerate episodi isolati. Il punto, allora, non è stabilire se Barletta debba o meno ospitare grandi concerti. La domanda più interessante è un'altra: perché una città che ha già dimostrato di saper attrarre migliaia di persone continua a cercare, di volta in volta, un luogo adatto, invece di pianificare uno spazio pensato per questa funzione? È questa, a mio avviso, la riflessione che oggi dovrebbe entrare con forza nel dibattito cittadino.

Da architetto vien naturale dire che le città si progettano anticipando le esigenze future. Dopo il successo del 2022 sarebbe stato utile avviare uno studio serio sulla possibilità di dotare Barletta di un'area permanente o semi-permanente destinata ai grandi eventi: non necessariamente una grande arena costruita in modo rigido, ma uno spazio urbano flessibile, infrastrutturato, ambientalmente verificato e facilmente raggiungibile. Un luogo capace di accogliere concerti, festival, manifestazioni sportive, fiere, eventi culturali ed enogastronomici, ma che per il resto dell'anno possa continuare a essere parte della città. Immagino, ad esempio, un grande parco attrezzato o una piattaforma urbana multifunzionale, con percorsi pedonali, verde, servizi, aree per lo sport e il tempo libero, progettata però fin dall'origine anche per poter sostenere afflussi importanti.

Questo significherebbe affrontare in anticipo tutte quelle questioni che oggi vengono spesso risolte in prossimità dell'evento: accessibilità, parcheggi, trasporto pubblico, vie di evacuazione, sicurezza, compatibilità acustica, tutela del paesaggio, condizioni ambientali, servizi igienici, approvvigionamenti e gestione dei flussi. Significherebbe soprattutto evitare di dover ricorrere ogni volta a luoghi fragili o a spazi che non sono nati per sostenere decine di migliaia di persone.
La sostenibilità, in questo senso, non dovrebbe significare rinunciare agli eventi.

Dovrebbe significare progettarli meglio. Barletta, inoltre, possiede una posizione geografica che meriterebbe una lettura più ambiziosa. La città è inserita lungo la direttrice adriatica, dispone di collegamenti ferroviari e stradali importanti ed è al centro di un bacino territoriale che va ben oltre i confini comunali. Un'area per grandi eventi, se studiata con intelligenza, potrebbe quindi avere una funzione non soltanto cittadina ma territoriale.
E le ricadute non riguarderebbero esclusivamente lo spettacolo. Un grande evento significa ricettività, ristorazione, commercio, mobilità, turismo, occupazione temporanea e visibilità.
Un concerto non comincia quando si accendono le luci sul palco.

Comincia quando qualcuno, magari da un'altra regione, decide di acquistare un biglietto per un evento a Barletta. Prosegue con la prenotazione di un albergo, con un pranzo o una cena, con una visita al centro storico, con una passeggiata sul lungomare. È questa filiera che una città dovrebbe imparare a progettare. Per questo quanto accaduto negli ultimi anni non dovrebbe diventare l'ennesima occasione per una contrapposizione politica. Potrebbe invece diventare l'occasione per aprire una discussione concreta sul futuro. La domanda dovrebbe essere semplice: dove e come Barletta vuole ospitare i grandi eventi dei prossimi vent'anni?

Si potrebbe partire da uno studio di fattibilità o da un concorso di idee, individuando due o tre aree potenzialmente compatibili e sottoponendole a valutazioni urbanistiche, ambientali, infrastrutturali ed economiche. Potrebbero essere coinvolti Comune, Regione, enti ambientali, operatori dei trasporti, professionisti, associazioni culturali e soggetti privati. Non servirebbe partire da un progetto faraonico.
Servirebbe partire da una strategia.

Il vero salto di qualità sarebbe passare dalla ricerca occasionale di una location alla pianificazione di un'infrastruttura urbana. Perché una città contemporanea non dovrebbe chiedersi soltanto dove collocare il prossimo concerto. Dovrebbe costruire le condizioni affinché i grandi eventi possano arrivare senza entrare ogni volta in conflitto con l'ambiente, con la sicurezza o con il funzionamento ordinario della città. Forse è proprio questa la lezione più utile che Barletta può trarre dagli ultimi anni. Non chiedersi se tornerà Jovanotti. Chiedersi se, quando arriverà il prossimo grande evento, Barletta sarà finalmente pronta ad accoglierlo in un luogo pensato, progettato e sostenibile.
Questa sarebbe una scelta non soltanto amministrativa. Sarebbe una scelta di visione urbana».