«Barletta, città chiusa», l'intervento di Rete Civica

La nota firmata da Giuseppe Calabrese, Giuseppe Di Bari e Raffaele Patella

mercoledì 1 aprile 2026 15.57
«C'era una volta il cinema che raccontava una capitale ferita ma viva, capace di resistere, reagire,aprirsi nonostante tutto. Oggi, senza voler scomodare troppo i capolavori, potremmo dire che anche noi abbiamo la nostra versione locale: non più "città aperta", ma decisamente città chiusa». Così i referenti di Rete Civica Giuseppe Calabrese, Giuseppe Di Bari e Raffaele Patella.

«Chiusa a intermittenza, certo. Perché qui si vive di un curioso equilibrio tra inaugurazioni e serrande abbassate, tra nastri tagliati e cancelli sbarrati. Da un lato, il calendario delle "aperture" è fitto: cantieri, supermercati, attività private. Foto, sorrisi, strette di mano. Sindaco e assessori sempre in prima linea, pronti a immortalare ogni nuovo inizio. Un entusiasmo quasi cinematografico.

Dall'altro lato, però, c'è il controcampo. E lì la sceneggiatura cambia. Strade chiuse per lavori che – coincidenza – si sarebbero potuti fare molto prima. Ville pubbliche che spariscono per settimane, quando dovevano essere chiuse "solo per poco". Palazzetti dello sport che entrano in un limbo temporale degno delle migliori serie tv: torneranno? Quando? Mistero. Cimitero e castello che, al primo accenno di maltempo, diventano off-limits, come se fossero strutture provvisorie montate la sera prima. E poi le scuole. Chiuse anche quelle, per prudenza. E su questo, sia chiaro, poco da dire: meglio una polemica in più che una tragedia. Su questo non si discute.
Ma il punto è un altro.

Se ogni emergenza si traduce in una chiusura, se ogni problema si risolve con un divieto, se ogni rischio viene gestito semplicemente abbassando una saracinesca, allora viene da chiedersi: cosa è stato fatto negli anni per evitare di arrivare sempre allo stesso finale? Perché amministrare non è solo presenziare alle aperture. Non è solo il momento della foto, del taglio del nastro, del post celebrativo. Amministrare significa soprattutto evitare che, subito dopo, qualcuno debba mettere un cartello con scritto "chiuso fino a data da destinarsi".

Otto anni sono un tempo lungo. Non infinito, certo. Ma abbastanza per sistemare almeno qualcosa. Non tutto, nessuno lo pretende. Ma qualcosa sì. E invece Barletta sembra vivere in questa strana alternanza: entusiasmo da inaugurazione e rassegnazione da chiusura. Una città dove si apre spesso, ma si chiude ancora di più. Dove l'eccezione diventa regola e la provvisorietà diventa sistema. Alla fine, più che una città aperta, sembriamo diventati un grande set a cielo aperto. Solo che, invece del ciak, qui si sente sempre più spesso il rumore di un lucchetto. E quello, purtroppo, non fa curriculum amministrativo. Fa solo eco».