Articolo di Guia Soncini su Barletta, Gorgoglione: «Rammarico e sconcerto»
La lettera aperta del consigliere comunale
«Cara " scrittrice "Guia Soncini,
Ho letto con profondo rammarico, unito a una dose di forte sconcerto per il livello di certo giornalismo, la Sua recente invettiva pubblicata sulle pagine de Linkiesta. Diciotto ore storte, ci racconta, Le sono bastate per condannare e dileggiare una delle comunità storiche più ricche, fiere ed accoglienti del Mezzogiorno, definendo Barletta una sorta di "non-luogo che non esiste" ed erigendosi a giudice sprezzante di una città di oltre novantamila abitanti. Le scrivo questa lettera aperta nella mia qualità di Consigliere Comunale, ma prima ancora come cittadino visceralmente innamorato della mia terra, per esigere rispetto per i nostri lavoratori, per i giovani imprenditori del turismo, per i nostri artigiani e per le centinaia di migliaia di visitatori che ogni anno scelgono Barletta per riempirsi gli occhi di bellezza e il cuore di calore.
Nella Sua dissertazione, con una disinvoltura imbarazzante, Lei sostiene che la Disfida di Barletta si sarebbe svolta a Trani. Ebbene, Gentile Soncini, basterebbe riaprire un qualsiasi manuale di storia delle scuole medie per apprendere che la celebre tenzone del 13 febbraio 1503 tra i tredici cavalieri italiani guidati da Ettore Fieramosca e i tredici franchi nacque proprio nel cuore di Barletta, oggi Cantina della Disfida, al grido di orgoglio e dignità nazionale. Che il campo di combattimento sia stato individuato nel territorio neutrale tra l'allora agro di Trani e Barletta non toglie un singolo millimetro al fatto che la Disfida sia, e resterà per sempre, l'anima epica e indissolubile di questa città, e ignorare questo passaggio non è satira, ma pura ignoranza della storia d'Italia.
Sostenere poi che a Barletta non ci sia nulla da fare significa aver camminato per le nostre strade con un paraocchi di pregiudizio, perché dire che Barletta non esiste equivale a offendere la maestosità di tesori unici al mondo che Le sono sfuggiti. Penso al Castello Svevo, una meravigliosa fortezza millenaria adagiata sul mare, dimora di Federico II di Svevia e capolavoro assoluto di architettura militare. Penso al Colosso di Barletta, il nostro Eraclio, la gigantesca statua bronzea di oltre cinque metri simbolo unico dell'arte tardo-imperiale bizantina. Penso alla magnificenza della Cattedrale di Santa Maria Maggiore, con i suoi ipogei secolari, e a Palazzo Della Marra, custode della Collezione Giuseppe De Nittis, la più grande e preziosa raccolta al mondo delle opere del maestro impressionista contesa dai musei di Parigi e New York, senza dimenticare i chilometri del nostro litorale dorato e pulsante di vita.
Lei ha scelto di narrare una sequenza di disavventure personali, dai disguidi con strutture ricettive private al mancato reperimento immediato di un taxi in un lunedì d'estate, per bollare una popolazione intera con battute da salotto milanese. In qualunque parte del mondo, persino nelle metropoli più blasonate, un viaggiatore sfortunato può incontrare un intoppo logistico, ma trasformare qualche imprevisto in una sentenza di condanna contro una comunità laboriosa e solare è un esercizio ingiusto, egoico ed ingeneroso. I barlettani non sono la caricatura che ha dipinto nel Suo articolo, ma persone dal cuore grande, lavoratori instancabili che ogni giorno si alzano all'alba nelle campagne, nei porti, nelle officine e nelle attività commerciali per costruire il futuro di questo territorio.
La vera grandezza d'animo risiede nella capacità di ricredersi, poiché le brutte esperienze capitano, ma l'onestà intellettuale impone di non giudicare un intero romanzo dopo averne letto male una sola pagina. Per questo motivo, a nome mio e dei cittadini che rappresento con orgoglio in Consiglio Comunale, La invito ufficialmente a ritornare a Barletta. Sarò io stesso a farLe da guida: Le mostrerò i riflessi del tramonto sul Castello Svevo, Le farò respirare l'eleganza di De Nittis, Le farò assaporare i profumi della nostra cucina e Le farò toccare con mano l'autentica, viscerale ospitalità della nostra gente. Siamo certi che, guardando Barletta con occhi liberi dal livore, anche Lei non potrà fare a meno di ammettere la verità: Barletta non solo existe, ma è una delle perle più belle, fiere ed emozionanti d'Italia.
Con fiera determinazione e inalterato senso dell'accoglienza».
Un giovane cittadino e consigliere comunale
Gianluca Gorgoglione