Racconti e fatti storici

Morti per fame nel marzo del 1956

Ingiustizia politica e povertà

A CURA DI PAOLO DORONZO

Sul 1956 si potrebbero scrivere pagine e pagine di storia internazionale e nazionale. Tanto per intenderci è l'anno del Rapporto segreto con cui Nikita Kruscev denuncia i crimini del suo predecessore Stalin, avviando la destalinizzazione del PCUS; avviene il disastro di Marcinelle, dove perdono la vita tantissimi minatori italiani; scoppia la crisi internazionale per il Canale di Suez; c'è la rivolta antisovietica a Budapest; in Medio Oriente si muore per la II guerra arabo-israeliana.

In Italia il Governo Segni (DC-PSDI-PLI); si vivevano anni in cui ci si era buttati alle spalle la tragedia bellica e si provava a ripartire, sebbene in una particolare condizione di democraticità, che sarebbe durata ancora a lungo e una netta contrapposizione, politica e sociale, fra cattolici, sostenuti dagli Stati Uniti, e comunisti, filosovietici. Un rigido sistema clericale si faceva sentire, soprattutto nei piccoli centri del Paese.

Quell'anno, l'Europa e l'Italia avevano conosciuto un inverno assai rigido, presentando abbondanti nevicate e gelate anche in una località ad economia prevalentemente agricola come Barletta. I campi erano coperti dalla neve ormai da settimane e dunque il cibo, soprattutto nelle case più povere, scarseggiava. Dall'America, nel secondo dopoguerra, provenivano dei pacchi contenenti alimenti di prima necessità, gestiti dalla POA (Pontificia Opera di Assistenza) e affidati alle parrocchie affinché li distribuissero alle famiglie più indigenti segnalate dall'Ente Comunale di Assistenza.

Sindaco di Barletta in quel periodo era il socialista Giovanni Paparella. I pacchi venivano custoditi nell'ex convento attiguo alla chiesa di S. Giuseppe, in via Manfredi,2 a pochi passi da piazza Plebiscito. Quei giorni di inizio marzo, la popolazione barlettana era esasperata dal freddo e dalla fame, ma i pacchi non vennero distribuiti fra tutti, ma in modo piuttosto ingiusto e sospetto. L'accusa fu che venivano selezionate le famiglie in base al loro credo politico e non per le reali necessità. Naturalmente i non filo-democristiani venivano tagliati fuori.

Così, il 14 marzo, si formò un corteo di protesta di circa duemila persone che giunse al deposito custodito sotto la responsabilità di don Ciccio Francia della chiesa di S.Giuseppe, per assaltarlo. I racconti descrivono il prete come il responsabile dei tragici fatti che avvennero. Infatti la folla spingeva il portone del magazzino per entrare. Allora la Polizia, la famosa Celere di Scelba, intanto giunta sul posto, sparò sulla folla. Morirono sul colpo Giuseppe Spadaro e Giuseppe Dicorato, e dopo qualche giorno in ospedale Giuseppe Loiodice, che era stato ferito mortalmente. "Morire per fame e lavoro", come ricorderà la Cgil nel Cinquantesimo anniversario.

Questa grave pagina di storia locale, che ebbe anche eco nazionale, raffigura una notevole tragedia sociale di quel particolare momento di difficoltà. L'ingiustizia non conobbe responsabili ufficiali, anzi molti braccianti vennero denunciati per un processo lungo e inconcludente. Emerge una Chiesa parte di un rigido sistema politico, che forse anziché distinguere tra bisognosi e no, guardava alla tessera di partito, anche a Barletta.



Marcia della fame 1956
Foto: L'Unità
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