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Angolo-Amarcord, Savino Daleno: "Lascerei il calcio solo per un incarico nel Barletta"

L'ex capitano biancorosso si racconta a Barlettalife.it


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LUCA GUERRA
Mercoledì 20 Giugno 2012

In un momento complesso per il calcio a Barletta, con il fresco "ultimatum" del presidente biancorosso Tatò al Comune per avere l'agognata convenzione riguardante i lavori effettuati presso lo stadio "Cosimo Puttilli", e un futuro societario che necessita di chiarezza, è d'uopo conoscere la visione di chi l'ambiente biancorosso l'ha masticato per anni, raccogliendo consensi e facendosi ricordare per il gran carisma. Parliamo di Savino Daleno, protagonista del quarto appuntamento con "Angolo-Amarcord": molto legato all'ambiente biancorosso, Daleno ha militato in due diverse epoche nelle fila del Barletta, prima tra il 1995 e il 1997 quando aveva vestito la maglia biancorossa nel campionato di Eccellenza, mentre tra il 2006 e il 2009 aveva indossato la maglia da capitano, conquistando anche la promozione dalla serie D alla C2 grazie a un ripescaggio. 133 presenze e 8 reti per lui in biancorosso. Ora nel futuro di Daleno, che ha terminato la stagione nell'Irsinese Matera ci potrebbero essere due opzioni: continuare a giocare o un futuro nella dirigenza biancorossa, una vox populi che acquista consistenza di giorno in giorno.

Da vecchio cuore biancorosso, come ha vissuto le vicissitudini in casa-Barletta?
«Sinceramente all'inizio ero demoralizzato per le dimissioni del presidente Tatò, poi andando avanti con i giorni ho capito che quella del presidente era una tattica per tornare a far quadrare i conti e per partire in sordina; sono convinto che ora ripartirà addirittura con maggiore entusiasmo. L'anno scorso ho vissuto qualche partita in tribuna, e vedevo con quanta carica e passione il presidente seguiva la squadra».

Il primo addio è stato quello di Schetter, seguito da Mazzeo. Ora a seguire "via libera" per gli altri. Dispiaciuto?
«Sì, anche perchè Schetter era ormai un idolo per la tifoseria; probabilmente era stato anche il calciatore con il rendimento migliore nella scorsa stagione, però questo non significa che il Barletta abbia ridimensionato i piani. E' andato via anche Mazzeo, il capocannoniere, questo è vero. Sono convinto che arriverà un sostituto all'altezza e magari anche risparmiando qualche soldo».

Lei non ha avuto modo di parlare con Tatò dopo il 23 maggio?
«No, anche perchè il presidente si era chiuso in sè stesso, lavorando a stretto contatto con un team di persone più vicine a lui; probabilmente era rimasto scottato dai mancati playoff e ha accusato la delusione».

Non esiste per lei il rischio di far disaffezionare la tifoseria per la scarsa comunicazione avuta dal presidente?
«Sì, in effetti sono dispiaciuto per il fatto che si sia tenuta la tifoseria lontana da quanto stava avvenendo. Una tifoseria che ha dato tantissimo al Barletta negli ultimi anni, che però ai primi risultati positivi e ai primi annunci di colpi di mercato, sono certo, dimenticherà tutto e non farà mancare il proprio supporto. Per me, negli ultimi dieci anni, in queste categorie è stato raro trovare una tifoseria bella come quella del Barletta».

Lei ha vestito da calciatore la maglia biancorossa per due volte, per un totale di 5 anni. Qual è il ricordo più bello da calciatore e capitano del Barletta?
«Forse il giorno in cui ho re-indossato la maglia del Barletta nel 2006, dopo il ritorno del Barletta in serie D. Da capitano e tifoso, però, ogni giorno è stato un'emozione incredibile».

E il ricordo meno bello?
«Non aver vinto il campionato sul campo. Nella mia carriera ho vinto diversi campionati, ma con il Barletta sul campo purtroppo no. Secondo il mio punto di vista, vincere non sul campo ma con un ripescaggio non vale lo stesso per la carriera di un calciatore: questo è stato il mio più grande rammarico, poi che sia avvenuto comunque, certo mi fa piacere».

Oggi Savino Daleno cosa fa? Ha intenzione di continuare a giocare? O pensa a un futuro da dirigente, magari a Barletta...?
« A Barletta in altre funzioni sarei più che disposto a tornare, magari come dirigente. Ovviamente mi piacerebbe; dentro di me, però, la vedo difficile, e quindi credo che continuerò a giocare un altro anno».

Quindi si capisce bene che lei vorrebbe tornare volentieri nella società Barletta Calcio...
« Ovviamente il mio legame con la società e la casacca biancorossa è di enorme importanza. Il mio sogno nel cassetto sarebbe quello di tornare da calciatore a Barletta, ma so che è quasi un "sogno impossibile", sarei presuntuoso a pensare questo. Sognare però è sempre lecito. Non voglio certo candidarmi, sto solo raccontando un sogno».

Quest'anno è mancato al Barletta un leader in quanto a grinta. Mancava il Savino Daleno dei tempi della serie D. Concorda?
"Sì, sono d'accordo. L'anno scorso è mancato un leader emotivo, c'erano tanti calciatori forti tecnicamente, ma talvolta è mancata la rabbia agonistica. Qualcuno ha giocato senza affezionarsi troppo alla piazza: magari capiranno più tardi, quando lasceranno una società così seria, che paga con tale puntualità. E credo che alla mancanza di grinta sia addebitabile il mancato raggiungimento dei playoff. Qualche anno prima c'erano leader grintosi, come Menicozzo, forse più attaccati alla piazza. Quest'anno quello più legato era Schetter, o così mi sembrava, e mi spiace che sia andato via anche per questo».

Siamo in chiusura. Come vuole salutare i nostri lettori e la tifoseria biancorossa?
«Ai tifosi dico di pazientare, e attendere le decisioni del presidente: sono sicuro che Tatò non lascerà la barca affondare, e credo addirittura che punterà ancora in alto. Sono fiducioso per quanto concerne il futuro della squadra, e spero che quello che non è avvenuto in questa stagione si verifichi l'anno prossimo. Poi vi ringrazio per l'intervista e per lo spazio che mi avete dedicato».

E noi ringraziamo quello che tanti ricordano ancora come il Capitano, con la C maiuscola, biancorosso...
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Fonte foto: neapolisfrattese.it

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