Terremoto in Emilia, potrebbe accadere anche da noi?

Il professore universitario Ruggiero Quarto cerca di fare chiarezza

«Per il nostro territorio è necessaria una seria e tempestiva messa in sicurezza»


REDAZIONE BARLETTAVIVA
Lunedì 4 Giugno 2012

«L'avevano detto i Maya! Distruzioni, catastrofi, la fine del Mondo il 21-12-2012! La terra ha tremato finanche nella tranquilla pianura Padana e ciò impaurisce ancor più. Il catastrofismo profetico impazza e la paura ci assale. In tanti mi chiedono il perché di questo terremoto non previsto e se è vero che anche noi saremo colpiti a breve da uno devastante. La confusione regna e spero di chiarire qualcosa». Con consueta attenzione ai problemi dell'ambiente e del territorio, il professore universitario di geofisica Ruggiero Quarto interviene per chiarire le cause del terremoto in Emilia Romagna e come quei tragici fenomeni sismici possano interessare anche la provincia Bat.

«La Terra ha fatto ciò che normalmente fa da miliardi di anni. Non è successo nulla di strano. La Terra è viva! È come se ci meravigliassimo per un colpetto di tosse. Come la tosse serve a liberare le vie respiratorie, così i terremoti sono utili a far muovere meglio la litosfera; quanto più sono frequenti meno energia si accumula e meno sono potenti.

Purtroppo i "colpetti di tosse" della Terra, per nostra grave colpa, diventano mortali polmoniti! Noi trasformiamo un semplice, noto e ricorrente fenomeno naturale in catastrofe. In Italia, abbiamo cataloghi storici dei terremoti (http://emidius.mi.ingv.it) molto efficaci, che ci mostrano un quadro alquanto esaustivo e preoccupante. Purtroppo ce ne ricordiamo solo a disastri avvenuti. Il Friuli, l'Irpinia e L'Aquila, in passato, sono stati colpiti da terremoti paragonabili a quelli che li hanno recentemente distrutti. La stessa pianura Padana tanto tranquilla non è. La zona epicentrale degli ultimi eventi emiliani è stata già interessata da almeno due terremoti paragonabili alle attuali scosse (1346 con magnitudo di 5.8 Richter, e 1570 con 5.5). Lungo la sponda destra del Po, a cavallo dell'attuale "cratere" sismico, si sono storicamente registrati ben sette eventi superiori a 5.0. Inoltre, nel 1117, poco più a nord, ci fu un grande terremoto (6.5 Richter, circa 20 volte più potente dell'attuale), con 30.000 morti! La placca adriatica si sta muovendo da circa 200 milioni di anni. Staccatasi dalla placca africana, sta migrando verso quella euro-asiatica. La geodinamica di tale area è complessa con numerose strutture capaci di generare terremoti. Ciononostante, grazie agli studi compiuti, le conoscenze sono piuttosto consolidate. Tali studi hanno permesso una zonazione sismica dell'Italia di tipo probabilistico. Probabilistico e non deterministico, in quanto non si può ancora predire un sisma con certezza spazio-temporale, essendo in gioco accumuli di energia con tempi molto lunghi e rilasci molto brevi. Quale parametro di riferimento è stato scelto l'accelerazione di picco al suolo che ha una probabilità di eccedenza del 10% in 50 anni. E ciò è sufficiente per costruire in sicurezza. Ma non esclude possibilità minori e se vogliamo proteggerci meglio dal rischio basta diminuire la soglia del 10% (tempi di ritorno di un sisma probabile di 500 anni) e portarla al 2% ( tempi di ritorno di 2500 anni), come è consigliabile per le costruzioni strategiche (scuole, caserme, palazzi di governo, ecc..). Tali studi hanno permesso di collocare l'area epicentrale emiliana in terza categoria sismica, con pericolosità simile all'evento accaduto. Colpevolizzando gli studiosi, dicono che solo dal 2003 ciò è noto. Peccato che era già noto da tanto ed era stato proposto come normativa dalla comunità scientifica sin dal 1997. Peccato che tale proposta è stata recepita solo dopo che 30 "angeli" volarono in cielo durante il terremoto di San Giuliano di Puglia del 2002. Peccato che tale norma è stata convertita in legge solo nel 2009, dopo i 308 morti dell'Aquila. Ma si sa, tutte le normative sismiche italiane sono "figlie" del dopo terremoto. Inoltre, per mitigare il rischio è fondamentale eseguire studi dettagliati di microzonazione sismica, in quanto ci possono essere effetti di amplificazione di sito e/o cosismici deleteri, se non previsti. I ritardi e i pressappochismi della politica. unitamente ai costi per la sicurezza delle costruzioni, a dir il vero per nulla esagerati, rendono impossibile il doveroso! Che strano! Ci arrovelliamo per un'improbabile previsione con tanto di luogo e giorno precisi e manchiamo pazzescamente nella prevenzione. È come se volessimo sapere a che minuto di una giornata perturbata pioverà, ma usciamo senza ombrello! Non è sufficiente sapere che nei prossimi 500 anni c'è quasi la certezza che avvenga un dato terremoto in un certo punto per proteggerci adeguatamente?

Purtroppo dalla diffusione di tecniche di costruzione capaci di resistere ai terremoti ad oggi, in Italia, si contano circa 5.000 morti per terremoto ed una spesa di 162 miliardi di euro per le ricostruzioni, senza contare i danni non quantificabili, come quelli sociali causati dalla disgregazione di intere comunità e quelli culturali per la perdita di beni di inestimabile valore, come le chiese e i castelli che oggi vediamo sbriciolarsi in diretta TV. Sarebbero bastati 25 miliardi per mettere in sicurezza l'intera nazione! Anche per il nostro territorio è necessaria una seria e tempestiva messa in sicurezza. Magari partendo dagli edifici di pubblica utilità più sensibili; in primis le scuole.

Più volte ho pubblicamente rimarcato il pericolo medio alto che caratterizza il nostro territorio. Nella provincia BAT, 7 comuni su 10, quelli posti a cavallo dell'Ofanto, sono in seconda categoria sismica. Non mancano epicentri di forti terremoti (Barletta, 1560 con 5.6 Richter e 1689 con 5.1 e Cerignola, 1731 con magnitudo 6.3 e oltre 2000 morti nel foggiano). Non mancano forti risentimenti di terremoti appenninici e garganici. Però da qui a temere un cataclisma ce ne passa. È solo molto probabile che nei prossimi 500 anni da noi avvenga uno scuotimento all'incirca del tipo di quello emiliano. Nelle Murge e Salento meno, ma in Capitanata, Gargano e Daunia molto più. Le nuove costruzioni sono protette da tale pericolo. Le vecchie, purtroppo no. Scuole, ospedali, chiese, palazzi storici monumentali sono adeguati al pericolo previsto dalla normativa vigente e si compiono studi di microzonazione di alto livello?

Dal Signore abbiamo avuto in dono un meraviglioso Pianeta e un intelletto capace di capirlo e mitigare il rischio delle sue pulsazioni vitali. Mettiamoci in sintonia con il Creato!».

Ruggiero Quarto il 5 giugno alle 11.52
Gentile Patrizia,
tutte le costruzioni possone essere adeguate alle vigenti normative in tema di rischio sismico. Per le costruzioni di pubblica utilità c'è l'obbligo di legge, per le private no. Purtroppo i fabbricati costruiti a cavallo degli anni settanta, non essendoci allora una normativa di riferimento per mitigare il rishio sismico, porebbero essere vulnerabili agli eventuali sismi. Per una messa in sicurezza, non obbligatoria, occorrerebbe uno studio geologico preliminare (perforazioni di sondaggio, prelievo e analisi di campioni, misure geofisiche) e una progettazione ingegneristica antisismica capace di resistere al pericolo sismico riscontrabile nel sito su cui è fondata la costruzione. I costi dell'intervento opportunamente progettato, generalmente, non sono eccessivi e sono molto variabili sia a causa della variabilità dei terreni di fondazione e sia per la struttura del fabbricato e del suo stato.
patrizia il 4 giugno alle 14.05
Esimio Prof. Ruggiero Quarto, a fronte di questa sua analisi così dettagliata ( e di questo la ringrazio), le chiedo se è possibile, da un punto di vista tecnico,e con quali modalità, mettere in sicurezza i condomini datati anni '70 e che quindi non sono stati costruiti con modalità anti sismica. La ringrazio . Cordialità.
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