Progetto BINS Barletta
Progetto BINS Barletta
Attualità

Il progetto BINS per dare voce ai ragazzi di Barletta

Una realtà che vuole valorizzare Barletta e la sua comunità giovanile

Nella perenne ricerca di una città migliore, una risposta che sia programmatica e di supporto alla politica arriva proprio dai giovani.

Nelle scorse settimane infatti Leonardo Diella, attore e laureando in Lettere, Arti e Spettacolo e Francesco Carone, studente di data science e business informatics hanno presentato il progetto BINS, 'Barletta is not sh*t' e per italianizzarlo "Barletta non è una mer*a". Incuriositi dal titolo abbiamo fatto alcune domande a Leo e Francesco per far comprendere al meglio alla cittadinanza la motivazione di questo progetto.

Ciao ragazzi, come nasce il progetto?

«BINS nasce a fine 2022, quando siamo arrivati al limite della sopportazione per la situazione che stiamo vivendo: anno dopo anno vediamo molti dei nostri amici trasferirsi altrove, perchè qui è impossibile per loro costruire il futuro che desiderano. Abbiamo deciso di rimboccarci le maniche per provare a cambiare la situazione, in barba a chi dice che oggi i giovani non hanno voglia di fare nulla. Noi invece vogliamo dire che i giovani hanno tanta voglia di fare, ma quello che manca sono le possibilità, come dimostra il fatto che la BAT è all'83° posto per vivibilità fra le province italiane».

Come spieghereste ai più adulti il suo scopo?

«BINS è una realtà che vuole valorizzare Barletta e la sua comunità giovanile, in un momento storico in cui questa città non offre più opportunità, spazi e riconoscimenti, un impoverimento culturale che sta spingendo molti e molte di noi a cercare tutto questo altrove. Barletta non può essere da meno. La città ha tutte le potenzialità per essere un importante centro del territorio, ma da molti anni mancano eventi e realtà di rilievo, complici anche le ultime amministrazioni, che non hanno saputo dar loro il giusto spazio. Il nostro è il classico spirito giovanile: vogliamo cambiare le cose, Barletta e i barlettani se lo meritano».

Cosa è emerso dal primo incontro avuto con i giovani barlettani?

«La risposta è stata assolutamente positiva: ogni barlettano ama la sua città e vorrebbe vederla risplendere, e noi siamo felici di non essere i soli. Per questo invitiamo a contattarci ogni associazione e ogni singolo cittadino che abbia qualsiasi tipo di idee che possano portare un po' d'aria fresca a Barletta».

Se ci fosse la disponibilità di rivolgervi direttamente all'amministrazione cosa chiedereste?

«Chiederemmo di garantire alla cittadinanza la creazione e la riqualificazione di luoghi pubblici d'aggregazione, perché è proprio questa mancanza che porta i barlettani a passare il proprio tempo libero in altre città, o, nel peggiore dei casi, agli atti vandalici: Barletta può tornare a essere vissuta da barlettani e turisti solo in luoghi di qualità e ben dotati di servizi. Questo lavoro può cominciare a partire dai nostri parchi pubblici, come il Parco dell'Umanità, il Parco Pietro Mennea e Villa Bonelli, lasciati al degrado e quindi ormai invivibili per la cittadinanza. Inoltre, vorremmo collaborare con l'amministrazione per costruire uno spazio sulla scia dei "Laboratori urbani", già presenti ad Andria e Terlizzi: luoghi in cui svolgono serate musicali, spettacoli, presentazioni, proiezioni, ma in cui sono anche presenti aule studio, bar e sale di registrazione. Le esperienze limitrofe ci dimostrano che questo è un modello vincente, sul quale anche Barletta deve puntare».
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