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A Barletta rifiuti zero entro il 2020

Riduzione, riuso, raccolta, riciclo

Interessante nota di Ruggiero Quarto, docente di geofisica


REDAZIONE BARLETTAVIVA
Martedì 27 Dicembre 2011 ore 11.39

Lezioni di Ambiente. Potremmo così, oramai, definirli i messaggi autorevoli in materia di ambiente che Ruggiero Quarto ancora con frequenza propone. Nessun utopico ragionamento ogni qualvolta ci invoglia a ragionare su una stituazione ambientale ottimistica. Lo fa ancora, anche in modo nostalgico con questo articolo, che volentieri sottoponiamo alla attenta lettura dei protagonisti-utenti di Barlettalife.

"Ombrill a u'mbrillar" gridavano per strada, mentre arrotini ambulanti e cucitori di piatti rotti erano all'opera lungo i marciapiedi e lo straccivendolo barattava stracci vecchi con qualche oggetto utile per la casa. Erano gli anni sessanta e non si buttava nulla o quasi. Quel poco che si buttava veniva messo nei sacchi dei netturbini, che si annunciavano con caratteristici rauchi fischietti e salivano fino all'uscio di casa. I rifiuti finivano nelle campagne, pagati profumatamente dai contadini, per concimare i campi, tanto erano solo organico, non esistendo ancora gli imballaggi, perché tutto si vendeva sfuso. Finanche nei giochi i rifiuti erano preziosi. Bucce d'arancia e tacchi di scarpe consumati erano il "riposo" del diffusissimo gioco della "campana". Con le casse rotte e cuscinetti metallici usati costruivamo veloci slitte. Chi, poi, potrà mai dimenticare il divertente gioco delle cinque pietre? Poi è arrivato il progresso, trascinato dal "boom" economico degli anni sessanta.

Un primo misuratore del progresso è diventato il consumo. Quanto più era sfrenato più si "progrediva". Con l'aumento dei consumi crescevano ovviamente i rifiuti. Il netturbino non saliva più per le scale e per le strade crescevano enormi mucchi di rifiuti. Sui mucchi ci finiva di tutto. Compresi ombrelli e piatti. E poi aumentavano le discariche, agli inizi anche incontrollate. E poi gli inceneritori. Usa e getta: evviva il progresso! Ai problemi della sottoalimentazione abbiamo sostituito quelli della iperalimentazione, causa dell'obesità, anche nei bambini, allevati come vitelli da ingrasso. Al letame abbiamo sostituito concimi chimici, depauperando i suoli e avvelenando l'aria e l'acqua. Alle slitte auto costruite con rifiuti abbiamo sostituito minimoto di plastica e metallo con tanto di batterie e giganteschi imballaggi. Oggetti che dopo poco tempo diventano inesorabilmente rifiuti, anche pericolosi. Ai poveri giochi di strada abbiamo sostituito i ricchi giochi di casa; ovvero, alla felicità della socializzazione spontanea abbiamo sostituito la tristezza della solitudine.

Dubito che questo sia progresso. Il Progresso non può che essere ecosostenibile. Stiamo distruggendo il Creato per un falso benessere, spesso ad arte promosso dai produttori degli oggetti più inutili e dannosi. Né il benessere si coniuga con lo sperpero dei rifiuti. Per egoistici e smodati consumi, neghiamo solidarietà ai nostri fratelli disagiati e rifiutiamo ospitalità su questo Pianeta ai nostri fratelli non ancora esistenti. È imperativo rivedere i processi umani, non usare più risorse esauribili e non produrre più rifiuti! I rifiuti sono la prova che stiamo facendo una cosa sbagliata, con le discariche non facciamo altro che sotterrare le prove, gli inceneritori non fanno che bruciare le prove, inquinando irrimediabilmente il Pianeta. Dobbiamo affrontare il vero problema dei rifiuti: riduzione, riuso, raccolta, riciclo. I rifiuti non devono essere un problema, ma una risorsa. Solo un'economia drogata dal malaffare delle discariche e da assurdi incentivi a favore dell'incenerimento può stravolgere una sana gestione dei rifiuti. Né i rifiuti sono un problema tecnologico. Sono solo un problema di strategia e una strategia senza rifiuti ed emissioni inquinanti non è un utopia. Per perseguirla occorrono però tre cose:
1) responsabilità industriale (a monte);
2 ) responsabilita' della comunità (a valle);
3) una buona leadership politica (per saldare insieme entrambe).

Esiste una rete internazionale "Rifiuti Zero" e propongo che Barletta vi aderisca e intraprenda il percorso verso il traguardo dei "Rifiuti Zero" entro il 2020, stabilendo per il 2012 il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata e per il 2014 il 75%. Sono adottabili delibere di Giunta e Consiglio Comunale preconfezionate, con l'elenco di tutte le azioni necessarie per far ciò. Solo per citarne alcune: a) raccolta porta a porta dei rifiuti; b) sistema tariffario entro il 2012, basato sulla effettiva quantità di rifiuti prodotti; c) centro comunale per la riparazione e il riuso, dove beni durevoli e imballaggi possano essere reimmessi nei cicli di utilizzo; d) corsi di formazione-informazione sul problema rifiuti; e)i rifiuti-residui prodotti sul territorio comunale non devono essere inceneriti o andare "tal quali" in discarica; f)"Osservatorio verso Rifiuti Zero", con il compito di monitorare in continuo il percorso verso Rifiuti Zero indicando criticità e relative soluzioni. Qualsiasi strategia diversa da "Rifiuti Zero" è antieconomica e insostenibile. È indispensabile guarire dalla nostra miopia ambientale, se non vogliamo rassegnarci ad un Pianeta prima o poi invivibile.

L'alternativa? Discariche da 4 milioni di m3 di rifiuti tra Trani e Andria, megadiscariche a Canosa e Minervino, discariche devastanti alle porte di Barletta (San Procopio), inceneritori, Cementeria co-inceneritore, scarichi ed emissioni inquinanti diffuse. Un "progresso" infausto che sa tanto di sopravvivenza e non di vita!

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Mirella Valentini il 27 dicembre alle 22.36
Gentile prof. Ruggiero Quarto , riporto quanto già commentato in fb all'interno del gruppo "Mcs Puglia" che amministro, costituito in massima parte da persone affette da sensibilità chimica multipla. Sono perfettamente d'accordo con la sua analisi della situazione attuale che riguarda purtroppo molte altre realtà urbane pugliesi, quasi tutte, a dire il vero. Concordo inoltre con quanto ci indica a riguardo della strategia, unico progetto perseguibile e non utopia, da realizzare nell'immediato futuro. Vorrei aggiungere, in conclusione, che noi chemiosensibili, purtroppo, siamo la testimonianza tangibile del fatto che oramai viene messa in discussione non solo la vita, ma anche la sopravvivenza degli esseri viventi. Noi di fatto sentinelle di questo mondo avviato ad un processo di autodistruzione, urliamo da diverso tempo la nostra condizione, sappiamo che siamo numericamente in crescita, desideriamo far conoscere le nostre condizioni di vita precarie, quanto lo è la nostra salute e crediamo che i nostri diritti siano immancabilmente disattesi....uno fra questi, il diritto a respirare aria pulita e a nutrirci di cibo sano! La predisposizione genetica che ci contraddistingue, peraltro non rara ma abbastanza frequente da poter decimare diverse migliaia di italiani, ci rende incompatibile qualsiasi emissione di fumi tossici, tanto da mettere a rischio anche la nostra vita. La cronicizzazione del nostro stato rende impossibile qualsiasi convivenza con le abitudini quotidiane e tossiche che per altri potrebbero risultare, ad una prima valutazione distratta, anche soltanto fastidiose e puzzolenti. Per molti di noi procreare è un'attività molto rischiosa perchè, pur generando figli non predisposti, nella migliore delle ipotesi trasmettiamo loro la tossicità acquisita. In sintesi, la sua battaglia, per noi chemiosensibili, è la vita. La saluto cordialmente.
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